domenica, 19 luglio 2009

Peter Cincotti un anno dopo

Sono una persona che si lascia ossessionare facilmente. Ma solo quando ne vale la pena. Ecco, Peter Cincotti è una delle mie migliori ossessioni.

Lui ha compiuto 25 anni da poco. E' di New York, ma i suoi bis-nonni erano italiani (Piacenza e Napoli). E' un musicista (pianoforte) cantautore che ha iniziato col jazz spopolando negli USA e che con il suo terzo album "East of Angel town" ha inaugurato una nuova stagione della sua carriera con sonorità più moderne. Dal pop al funky, dal rock al melodico. Un disco fenomenale. Da comprare. Vale ogni euro.

Bene, da un paio d'anni Peter se ne va in giro per il mondo, portando la sua musica ovunque e risquotendo ovunque interessante successo. Se avesse un team di pubblicitari più "lanciati" sono convinta che otterrebbe molto più seguito, perchè Peter Cincotti è davvero bravo e la sua musica è talmente poliedrica da rintracciare il gusto di un pubblico variegato. Tant'è che ai suoi concerti l'audience è composta da madri e padri di famiglia, adolescenti e adulti. Ci sono tutti, ma proprio tutti.

La prima volta che ho partecipato ad un suo concerto è stato ad aprile dello scorso anno, in quel di Milano al Teatro Smeraldo (vedi qui). L'emozione è stata straordinaria e lui, assieme alla sua band di eccezionali musicisti, ha reso la serata davvero indimenticabile. Tra l'altro, l'appostamento sul retro del teatro servì a molto: autografo e foto. Fantastico.

La secondo volta, ovvero IERI, è stato sempre a Milano, ma all'Arena Civica (Parco Sempione), all'aperto, in occasione dell'annuale "Milano Jazzin festival". Bellissimo. Peter Cincotti in gran spolvero. Vestito in maniera impeccabile come al solito (veste Ermenegildo Zegna, di gran classe), assolutamente ispirato per le improvvisazioni e si nota tantissimo il feeling con i suoi musicisti, pur in assenza del mitico Keith Robinson, uno dei chitarristi più eccezionali che mi sia mai capitato di ascoltare! Il pubblico, me compresa, ha gradito ogni singola nota e l'unica pecca è stata la durata dello show: un'ora e mezza su per giù. Abbiamo provato a richiamarli sul palco a forza di standing ovation, ma non è servito. Peccato.

A un anno e tre mesi di distanza dalla mia "prima volta", Peter mi è sembrato addirittura migliorato, soprattutto vocalmente. Si è esibito con maggiore confidenza e ha lasciato più di una volta il suo pianoforte per passeggiare sul palco. Fantastico il suo sorriso e lo sguardo concentrato negli assoli alla tastiera. Meravigliosa la sua tendenza ad innovare nei suoni, in una fusione fra musica classica, elettronica e rock. Davvero da togliere il fiato grazie a ritmi incalzanti e melodie dolcissime. Serata spettacolo. Da ripetere il prima possibile. 

Mi sono lasciata sfuggire l'occasione di incontrarlo all'uscita. Ero convinta, dopo aver importunato qualche addetto alla sicurezza, che Peter fosse andato via di gran carriera appena terminato il concerto e così me ne sono tornata a casa. Male. In realtà lui è uscito una mezz'ora dopo (come confermano le mie fonti) e si è fermato come fa solitamente per firmare autografi e farsi immortalare dalle macchine fotografiche. E io non c'ero! Proprio questa volta che ero talmente ispirata da essermi preparata qualche parola sensata da dirgli, non come l'altra volta, quando mi ero scoperta totalmente incapace di sillabare qualcosa che avesse senso...me misera... 

 

 

Ideato da Ale_87 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
categoria: musica, informazione
sabato, 02 maggio 2009

TWILIGHT SAGA - STEPHENIE MEYER

Nel post precedente avevo accennato al fatto che la lettura di Twilight si era conclusa in otto ore, ma non potevo immaginare che l’ossessione per la storia mi costringesse a leggere i restanti tre libri, per un totale di circa 1400 pagine, in quattro giorni o poco più. È stato incredibile e fastidio provare il desiderio fortissimo di leggere leggere e leggere per scoprire “come va a finire”. Ero completamente rapita da Edward e Bella e dalla loro storia tanto sbagliata e tanto perfetta, dall’amore sconsiderato e quasi morboso che un giorno aveva legato i loro destini senza scampo.

Così, ho letto New Moon, Eclipse e Breaking Dawn quasi d’un fiato dopo aver letto Twilight. Fra i quattro libri, il primo resta il più bello. Coinvolgente e tenerissimo. Per non svelare troppi particolari a chi ancora non ha letto la saga, in questo commento mi limito a fare qualche considerazione di carattere generale sulla storia presa per intero. Onore al merito per la scrittrice Stephanie Meyer che, evidentemente ben indirizzata da manager e quant’altro, ha creato davvero un enorme fenomeno mediatico. I quattro libri insieme fanno circa 1800 pagine, ma sarebbero potute essere di meno, perché a mio avviso alcune parti sono servite solo per aumentare l’attesa verso ciò che tutti i lettori desideravano sapere, e cioè: Edward e Bella resteranno per sempre insieme? A volte pare di si, altre volte di no. Non si capisce. Sei lì, ossessionato, a domandarti come andrà a finire e ti accorgi che l’unico modo per saperlo è arrivare alla fine. La storia è globalmente interessante, attrattiva e adorabile. Il legame fra i personaggi è il centro di tutta l’attività e qualunque evento esterno che tenti di separarli diventa motivo di ansia. Edward e Bella si amano alla follia, ma Bella è umana e per lei il concetto di tempo e spazio è diverso rispetto al concetto che ne ha Edward, immortale e immutabile. Bella non può farsi bastare una vita lunga e felice accanto al suo amato restando umana, perché non sarebbe un amore alla pari. Lei vuole di più. Desidera raggiungere Edward in quell’immutabilità che garantirebbe un amore realmente eterno e, soprattutto, completo. Mi sono domandata, allora, se può esistere davvero un amore talmente grande e perfetto da indurre una persona a rinunciare a tutto senza rimorsi e senza rimpianti. Se esiste davvero un sentimento così puro di adorazione che permetta di vivere in estasi per sempre. Non so darmi risposta, ovviamente.

Posso solo dire che questa saga mi ha fatto piangere, commuovere, ridere, tremare e gioire. C’è tanto in questa storia speciale fra Edward e Bella, persino qualcosa di insospettabile, una sorpresa che lascia senza parole. I punti focali dell’intera vicenda sono pochi e se ne dovessi fare un riassunto sarebbe semplice, questo a confermare che il centro di gravità sono le relazioni fra personaggi e non la trama, la quale, di per sé, non ha note particolarmente originali. Il quarto libro è il più lungo (600 pagine circa) ed è diviso in tre parti: la prima e la terza sono narrate in prima persona dalla voce di Bella (come negli altri libri), la seconda è narrata in prima persona da Jacob (un amico speciale di lei) che introduce un nuovo punto di vista e nuove interessanti considerazioni.

La voce narrante di Bella, comunque, merita un discorso a parte, in quanto la forza di questo personaggio è davvero straordinaria. Leggendo si ha l’impressione di leggere il diario segreto di una ragazza intelligente, matura e sensibile, pronta a sacrificare la vita pur di portare felicità alle persone amate. Bella è un personaggio irripetibile, geniale e comunicativo. Una protagonista con i fiocchi e i controfiocchi. È impossibile non affezionarsi a lei, anche quando diventa petulante o eccessivamente preoccupata per le sorti degli altri, anche quando decide deliberatamente di affrontare pericoli enormi o quando sceglie di fare azioni azzardate pur di avere il suo Edward accanto. È adorabile anche quando, nel quarto libro, sperimenta un nuovo sentimento umano che la metterà in estremo pericolo, un sentimento che non si sarebbe mai aspettata di provare e che, invece, la avvolge nel giro di un istante quando la consapevolezza di non essere più soltanto Bella la raggiunge al centro del cuore. In generale, tutta la storia è filtrata dal suo pensiero e dal suo punto di vista ed è davvero eccezionale entrare nella sua testa sovraccarica di energia e speranza, così come è eccezionale vivere l’amore per Edward assieme a lei, sentendo le sue insicurezze e la sensazione di inadeguatezza rispetto alla bellezza e alla maestosità del ragazzo-vampiro della quale è innamorata. È bello ascoltare le sue reazioni alle parole di lui, ai baci, alle carezze, alle rivelazioni. Bella trasuda emozioni e il lettore può solo lasciarsi inondare. Per me è stato così.

A questo punto, alla fine di tutto, posso concedermi di dare un voto. Complessivo. OTTO E MEZZO. Anche se la storia d’amore merita mezzo punto in più.

Menzione speciale al personaggio di Edward Cullen, il vampiro che legge nel pensiero e si muove velocissimo, che suona il piano forte e conosce tante lingue e che, soprattutto, è bello come un dio greco, perfetto e statuario, col suo sguardo ipnotico e la passione per i puma...Edward è forse il personaggio tecnicamente più banale, ma è anche il personaggio che crea la maggiore dipendenza, soprattutto a noi ragazze abili con la fantasia, perché è straordinario l’amore che prova per Bella. E’, appunto, disumano che qualcuno possa esprimere un sentimento così puro. Bella risveglia in lui la parte più umana del vampiro e lui si lascia trasportare da questa umanità, così tanto da desiderare la morte all’idea di vivere in un mondo senza Bella, così tanto da commettere gli errori che commettono gli uomini, così tanto da soffrire e avere desideri come un uomo.

Ideato da Ale_87 | commenti (popup) | commenti
categoria: libri, informazione
venerdì, 24 aprile 2009

TWILIGHT - STEPHENIE MEYER

L’amore viscerale e perfetto ha il volto di Edward Cullen e Isabella Swan. I protagonisti del romanzo Twilight, di Stephenie Meyer.

La premessa a questa recensione è che la lettura del libro è durata appena otto ore. Tanto ho messo a leggerlo. Un dato di fatto interessante anche per me stessa, che con la lettura ho una certa familiarità. E’ stato assurdo ritrovarmi alle quattro del mattino incollata alle pagine senza riuscire a smettere, sussurrando a me stessa, di continuo e invano, “solo un’altra pagina”. Quindi, una delle prime cose da dire è che il libro è scritto davvero bene. Comprensibile. Chiaro. Semplice. Veramente piacevole. Altra cosa importante che voglio sottolineare è la seguente: Twilight non è solo un romanzo che parla di una storia d’amore, ma ha una velleità superiore, perché analizza l’amore stesso anche nelle sue forme più tetre e micidiali, personificandolo nella bellezza statuaria, divina e insopportabile di un vampiro “vegetariano” (beve solo sangue di animale).

Il libro si apre con una citazione che, a rileggerla più volte, sconvolge: “ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Genesi 2, 17). Una citazione che mi è stata estremamente chiara al termine della lettura.

Di fatto, nel libro è narrata la storia (che continua nei tre romanzi successivi: “New moon”, “Eclipse” e “Breaking dawn” che non ho ancora letto) di Edward, perfetto in ogni sua manifestazione – tanto benigna quanto malingna -, e di Bella, graziosa, maldestra, ma assolutamente passionale e risoluta. Due esseri destinati l’uno all’altra. Un vampiro e un’umana che lottano con gli istinti e le paure. C’è il desiderio di amarsi senza riserve e la cautela estrema rispetto alla pericolosità di un tale rapporto, perché Edward ha sete di lei nello stesso modo in cui, da uomo, la ama da impazzire. E lei ricambia follemente e perdutamente questo amore assurdo e sceglierebbe di morire pur di stare accanto a lui. In eterno.

La lettura del romanzo, lo devo confessare apertamente, mi ha sconvolto; per diverse ore dopo il termine sono stata quasi male. Fisicamente, oltre che psicologicamente. Pare che questo libro faccia alle ragazze lo stesso effetto elettrizzante. Il sesso debole? No. Credo dipenda dall’immedesimazione. C’è qualcosa, nel modo inusuale con cui la Meyer ha trasposto l’amore nel testo, che induce – per lo meno con me è successo – ad immedesimarsi nello stato d’animo del vampiro Edward, che spaventato da se stesso per il male che potrebbe fare alla sua amata se perdesse il controllo, si arma di una pesante volontà e cerca di vincere la parte più miserabile e animalesca del suo stato. E il risultato è fantastico, tanto che quando Bella gli dice “ti amo” ed Edward risponde “tu sei tutta la mia vita, adesso”, a me è parso di essere lui e di essere Bella nello stesso istante. Doppiamente immedesimata. La forza di questo romanzo sta nella pari simpatia  che il lettore sviluppa nei confronti tanto di Edward, quanto di Bella. E credo che questa simpatia sia più semplice da provare per le ragazze, per un fatto genetico (non me ne voglia il sesso forte).

Ma il mio personale massimo, durante la lettura, è stato alle parole:

mi feci più vicina e con la punta delle dita seguii il profilo del suo avambraccio. Mi accorsi che mi tremava la mano, e sapevo che non gli sarebbe sfuggito. “Ti da fastidio?” chiesi, poiché [lui] aveva richiuso gli occhi. “No”, disse senza riaprirli “non hai idea di come mi senta”

Ho trattenuto a stento una commozione indecifrabile. Se non mi fossi controllata avrei sicuramente pianto (e lo ammetto con un po’ di vergogna). Ovvio che la mia reazione è arrivata come risultato non di quelle poche righe, ma come somma di quanto avevo letto prima. Alle parole di Edward “non hai idea di come mi senta” sono definitivamente crollata in preda al desiderio più o meno legittimo di essere anch’io per qualcuno un tale sollievo. Credo che questo romanzo abbia toccato più di qualche mio punto debole, perché non è normale sentirsi così sconvolti. Ma credo, soprattutto, che Twilight racchiuda una verità che condivido: e cioè che l’Amore non è rosa e non è rosso e non è nero. È tutte queste cose insieme. C’è tanto di male e tanto di bene nello stesso frutto. E un Amore senza peccato è un Amore a metà. 

Voto: senza voto, perchè al momento mi pare riduttivo. Troppo coinvolgente.

Ideato da Ale_87 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
categoria: libri, informazione
domenica, 05 aprile 2009

Nessuna gaffe

Berlusconi «incassa» smentita da Londra: Nessuna gaffe con Regina
Ideato da Ale_87 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
categoria: informazione
giovedì, 26 febbraio 2009

Svizzera

La tentazione è davvero quella di andarmene in un paese civile. Tipo la Svizzera. La folgorazione è arrivata qualche giorno fa. Dopotutto quasi niente mi trattieni qui, in questo Paese che amo moltissimo e detesto enormemente. Adesso è arrivata anche la novità dello sciopero virtuale...nonchè a maggioranza. Addio diritto individuale. Non sono un'esperta, ma anche se questa innovazione è limitata al settore dei trasporti, a me sembra un grosso passo indietro rispetto alle libertà del cittadino-lavoratore. Come se il problema dei trasporti italiani dipendesse seriamente dagli scioperi dei lavoratori...come se, per esempio, ritrovarsi in tre in eurostar con lo stesso numero di posto prenotato dipendesse da un eccessivo ricorso allo sciopero. Penso che in Italia si perdano sempre di vista il punto della situazione, la ragione primaria e, soprattutto, la priorità. Come quest'idea del ponte sullo stretto: insomma, uno si fa in macchina tutta la Salerno-Reggio Calabria maledicendo di continuo se stesso per aver intrapreso il viaggio, ma poi arriva all'ingresso del ponte e........che bello...si sente rincuorato, proprio. E intanto a Matera, in Basilicata, non esiste ancora una stazione ferroviaria; è capoluogo ed ha più di 60mila abitanti, ma il treno lo si deve prendere a Bari. Ora sto divagando, ma è proprio questo il punto. Non si può stare mai tranquilli; c'è sempre dell'altro, sempre qualcos'altro da considerare. Mai una volta che si possa dire: "finalmente!"

Meglio la Svizzera, dove tutto è molto più svizzero rispetto a qui.

Ideato da Ale_87 | commenti (popup) | commenti
categoria: viaggi, informazione
venerdì, 07 novembre 2008

ABBRONZATISSIMI

Siccome l'Italia non ha già abbastanza demeriti da mostrare al mondo, Silvio Berlusconi rincara la dose, come sempre. A quest'uomo posso riconoscere un'unica grande dote: la perseveranza. Lui perservera, quasi indisturbato, a dire le cose che pensa. Poi le ritratta. Chissà come si diverte alle nostre spalle.

Provate a scrivere su Google News "Berlusconi abbronzato" e guardate cosa viene fuori. Abbiamo un Presidente del Consiglio che è uno sberleffo, anzi, uno schiaffio bello forte a qualunque concetto di onestà, democrazia e correttezza. Ma sì, è stata solo una battuta di spirito! Obama è giovane, bello e abbronzato. Cosa c'è di strano? Dopotutto era solo per fare l'amicone. Me lo immagino, Silvio, col suo sorriso da mille e una notte e il suo accento da divo, che gongola commentando l'abbronzatura del sostituto di Bush. E' proprio da lui. Intanto c'è chi non perde tempo a sostenere il premier per la sua innata e incompresa simpatia: il capogruppo del PDL alla camera Fabrizio Cicchitto, infatti, respinge tutte le accuse piovute dal cielo sulla testa del caro Silvio, sostenendo che questo è il solito tentativo dell'opposizione "di andare allo scontro frontale, tagliando alla radice ogni possibilita' di dialogo" e aggiunge che è una situzione preoccupante. Certo Cicchitto...è davvero preoccupante che uno volta di più l'Italia diventi il vostro teatrino per mettere in scena farse e oscenità. Per di più Berlusconi se la prende con un reporter americano che, giustamente, faceva il suo sacrosanto lavoro domandando al premier se non fosse il caso di esibirsi in pubbliche scuse...ovviamente, sebbene non si capisca che c'azzecchi, Silvio ha risposto: "Ma per favore... chiedi scusa tu all'Italia. Non c'e' piu' il senso del ridicolo". Del resto, Silvio aveva appena fatto sapere a tutti che chiunque fosse in contrasto con la sua battuta di spirito sull'abbronzatura del nuovo Presidente degli Stati Uniti, poteva passare dal suo ufficio per prendere una Laurea in Coglione. Sarebbe da prendere in considerazione. Come ci organizziamo?

Ideato da Ale_87 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
categoria: informazione
venerdì, 03 ottobre 2008

Un problema da risolvere non è altro che un problema da risolvere

Io con la politica ho un rapporto difficile: perchè mi attrae e perchè mi indispettisce esageratamente. Quando mi chiedono da che parte sono schierata io non so bene come rispondere, perchè qualcuno potrebbe puntualmente finire per darmi erroneamente della qualunquista. Ho votato due volte nella mia vita e tutte e due le volte ho votato a sinistra. Prodi. Poi Di Pietro. Politica recente, insomma. Ho votato Di Pietro perchè la sua politica del fare mi dà sicurezza e perchè il caro Antonio non ha difficoltà a farsi capire dalla gente e dice quello che è vero, senza troppi fronzoli. Ho votato per lui perchè soltanto il suo partito ha osato parlare di giustizia in un modo ben diverso dal solito.  Perchè la questione dell'informazione libera e plurale è stata sviscerata in maniera sensata. Ma non sono di sinistra e nemmeno di destra e nemmeno di centro. Sono per le cose giuste. Quindi, vado dove ci sono le cose giuste, se ci sono.

 Ho un'avversione particolare per tutti quelli che, oggi, fanno riferimento ai grandi sistemi del passato. Da Marx, a Lenin, Mao ecc.ecc. perchè ritengo questi argomenti utili solo come oggetti di studio scolastico e non come strumenti utili per interpretare o riscrivere la politica odierna. Oggi non mi importa così tanto del Comunismo, del Fascismo o del Socialismo. Per lo meno non mi interessa da un punto di vista pragmatico. Non è più tempo di far ricadere entro questi massimi sistemi i nostri valori e le nostre convinzioni. Quasi ogni mattina, davanti alla mia falcoltà, giovani comunisti cercano di appiopparmi puntualmente volantini comunisti, di vendermi il giornale comunista e di invitarmi agli incontri comunisti sul tema del marxismo. Qualcuno dice che è il loro modo di essere attivi. Io penso, invece, che debbano andare a lavorare. Non è questa l'attività che cambia uno status quo. Non esiste più la militanza. Non esiste più la divulgazione di idee simili per attirare nel gruppo gente nuova che faccia la rivoluzione. La rivoluzione, qui in Italia, non si può fare decantando Marx ad una riunione dove tutti paiono avere il diritto di dire il proprio pensiero. E non si può fare inneggiando al fascio, scindendolo dal decorso storico che ha avuto. Non si può separare la figura di Mussolini, "grande statista" come dicono, dalle azioni che sono venute al tempo della guerra. Non si può fare. Inventatevi un altro movimento, per favore, ma lasciate stare Marx e Mussolini. Voi che dite di voler fare politica inventatevi qualcosa che ancora non c'è. Voi che ritenete la guerra giusta, imparate a capire che gli uomini sono persone. Voi che "lo straniero non lo vogliamo", imparate la grandezza della diversità. Voi che l'Italia centrale e meridionale la cancellereste dal globo, riconoscete la vostra ignoranza. Voi che, come Castelli, ne fate sempre una questione di "poli", perchè "quella cosa lì l'ha fatta la sinistra e quella anche e quell'altra pure e la destra non c'entra" e che non sapete riconoscere un problema e risolverlo per quello che è - e cioè un problema da risolvere -, imparate che il cervello è fatto per essere usato e che alla gente non interessa da che parte stai, se quel dannato problema glielo risolvi! Imparate a guadagnarvi il consenso attraverso le opere per tutti e non per pochi. Voi che, come la Germini, vi atteggiate a donne del cambiamento, imparate ad ascoltare anche chi protesta, perchè andando avanti ad oltranza si finisce per fare un flop. Insomma, voi che la politica la fate o vorreste farla, fatela davvero. Giacchè ci siete su quella poltrona, almeno guadagnatevela. Iniziate a valutare le azioni alla luce dei diritti e doveri fondamentali, rendete la legge uguale per tutti e lasciate che la libertà sacrosanta di parola appartenga a chiunque nei limiti della decoro, come a tutti i politici appartiene il diritto arrogato di tapparsi le orecchie e ingozzarsi come un maiale. I giornalisti che scrivono la verità e che fanno domande scomode, come Travaglio, dovrebbero essere più apprezzati, mentre soggetti zerbini come Fede e Vespa andrebbero riveduti e corretti. Così come sono, i telegiornali andrebbero abbattuti e i direttori di rete cancellati e reimpostati. Servirebbe una formattazione completa della politica e dell'informazione, per iniziare tutto di nuovo, per insegnare la comunicazione e il senso di comunità. Per insegnare l'importanza di essere uomini umani e non uomini bastardi.

Ideato da Ale_87 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
categoria: informazione, catene
lunedì, 21 luglio 2008

Le dieci regole per...

Comunicazione di servizio per tutti quelli che abitualmente - ma anche di rado - frequentano pizzerie (o ristoranti) soprattutto nei giorni cult sabato-domenica.

Punto primo: se avete fretta, mangiate a casa. Questa è la regola fondamentale. Imprescindibile.

Punto secondo: quando c'è tanta gente che, come voi, aspetta di mangiare, non cercate di fare i furbi braccando il cameriere per ordinare prima degli altri. E' una tattica che non serve a niente. Se siete arrivati dopo, mangerete dopo. Quindi, se non sapete attendere il vostro turno, mangiate a casa.

Punto terzo: non chiedete continuamente informazioni facendo la solita domanda "manca molto?" perchè il cameriere ha altro a cui pensare. Se non avete pazienza, mangiate a casa.

Punto quarto: se per voi 20 minuti di attesa sono tantissimi, mangiate a casa.

Punto quinto: se per voi 30-45 minuti di attesa, quando la sala è piena, sono tantissimi, mangiate a casa.

Punto sesto: per preparare e cuocere sei pizze (una infornata standard) occorrono 10-15 minuti. Non si scappa. A meno che il pizzaiolo non sia Clark Kent è oltremodo impossibile metterci meno tempo. Quindi, facendo un rapito calcolo, se (paradossalmente) in sala arrivassero tutte insieme 100 persone, occorrerebbero minimo 160 minuti per terminare tutte le ordinazioni. Se non siete in grado di comprendere il lavoro e la tempistica che sta dietro la preparazione e la cottura di sei pizze, mangiate a casa.

Punto settimo: se avete bambini che schiamazzano, urlano e corrono in ogni centimetro libero della sala, mangiate a casa.

Punto ottavo: se avete bambini che schiamazzano, urlano e corrono in ogni centimetro libero della sala e voi genitori non siete capaci di insegnare loro come si sta in un luogo pubblico, mangiate a casa.

Punto nono: prima di andare a mangiare fuori (che sia una pizzeria o un ristorante) assicuratevi di essere in buona compagnia per poter ridere, spettegolare, discutere, altrimenti il tempo non passerà mai e anche una banale attesa di 20 minuti vi sembrerà enorme. Quindi, se la compagnia non è giusta, mangiate a casa.

Punto decimo: camerieri, pizzaiolo, cuochi e affini sono persone che si impegnano per lavorare e lavorano per servire qualcun'altro. Abbiate rispetto di loro e non sognatevi favori del tipo "passa avanti la mia ordinazione" o sfavori del tipo "quelli erano arrivati dopo, ma sono stati serviti prima" (può succedere, ma quando la sala è piena errori del genere possono capitare). Quindi, se non siete abbastanza capaci di portare rispetto e di avere una giusta considerazione del lavoro che qualcun'altro fa per servirvi, MANGIATE A CASA!!!!!!

Ideato da Ale_87 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
categoria: informazione
martedì, 27 maggio 2008

E le scorie dove le metto?

Ma certo! Diamo il via al nucleare. Costruiamo impianti ovunque per l'Italia, facciamo come gli Stati che già li utilizzano. Si, facciamolo. Andiamo in giro a dire che è la soluzione per i nostri problemi energetici. Diciamo che è l'unico modo. Ascoltiamo gente in gamba come Vittorio Sgarbi che denigra l'energia eolica perchè le pale deturpano il territorio. Costruiamo, invece, queste grosse e sicurissime centrali nucleari. Facciamolo, davvero. Spendiamo denaro a palate per metterci in casa questi bei reattori, questi atomi che si scindono. Ma si! Ascoltiamo Scajola che si inorgoglisce dicendo che "l'Italia torna al nucleare dopo 20 anni" e che giustifica una tale scelta dicendo che il nucleare concorre per il 17 % al fabbisogno mondiale di energia. Scusate, ma è davvero tantissimo! Ma proprio tanto! Non vi pare? Addirittura, negli anni '60, prima che il referendum del 1987 scegliesse di far chiudere le centrali nel nostro Paese, eravamo terzi al mondo per produzione. Un primato, proprio.

E le scorie? Dove le mettiamo le scorie? Assieme ai rifiuti in Campania? Di questo fantastico sottoprodotto dell'energia nucleare non parla mai nessuno. Le pale eoliche deturpano il territorio, mentre le scorie lo abbelliscono addirittura! Ma siamo davvero in grado di gestire le scorie? Lo possiamo fare? O ci ritroveremo con dei pesci lunghi tre metri e delle ostriche giganti, assieme a delle farfalle con sette ali e ragni formato uomo? Io non lo so a cosa pensano questi politici così istruiti e ben informati. Io non so davvero quanti interessi sottobanco debbano realizzare. Io non so cosa passa per la testa di chi vuole dare il via a queste grandi opere di ingegneria. Io proprio non lo so. Si sceglie di spendere milioni e milioni di euro per creare energia, accogliendo le scorie a braccia aperte, mentre si lasciano da parte quelle splendide pale eoliche che non inquinano e che producono una marea di watt senza impegno e senza sforzo, soprattutto se consideriamo che “il vento è gratis”! E non sono nemmeno tanto brutte al cospetto dei mastodontici tralicci, ammassi di ferraglia, che attraversano montagne e praterie. Scusate, se in questa Terra già talmente sottosopra, qualche grossa pala eolica sparsa sulla superficie della Nazione non mi pare tutto questo deturpamento! Sono da considerare, per contro, un lieve inquinamento acustico e l’intermittenza della fornitura energetica, essendo il vento “incostante”. Scusate, se questi “contro” non mi sembrano poi tanto insostenibili.  

Tornando alle centrali nucleari, l'Europa (e non solo) è già piena di questi orribili reattori, quindi dire no al nucleare non è per scongiurare un incidente atomico, ma è per limitare l'inquinamento della nostra aria, della nostra atmosfera, del nostro ambiente, delle zone in cui viviamo. Si tratta di dire no ad una forma di energia che non risolverebbe comunque i nostri problemi energetici e che, però, aumenterebbe i nostri problemi ambientali. “Conservare” le scorie senza fuoriuscite comporta costi elevatissimi e i grandi produttori di questa immondizia radioattiva (ad esempio USA, Francia e Gran Bretagna) non sanno più dove metterle…un po’ come noi e la spazzatura. Ma le scorie non le puoi differenziare, bruciare o riciclare. Le scorie te le tieni come sono. Per migliaia di anni. Te le tieni. Radioattive e tossiche. Dannose per la salute.

 

Come il ponte sullo stretto di Messina. Te lo tieni. Enorme e abbagliante in mezzo al mare. Menomale che qualcuno ancora riesce a dire che “ci sono altre priorità”. Qualcuno forse se ne accorge, o fa finta. Ma questa è un’altra storia…o forse no…del resto la madre degli scemi è sempre incinta.

Ideato da Ale_87 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
categoria: informazione
venerdì, 16 maggio 2008

Cartina tornasole

Seguo Marco Travaglio da un paio d'anni. L'ho "incontrato" per caso ad Annozero e sono rimasta affascinata dal modo non convenzionale e meticoloso con il quale affrontava la tematica in discorso. E' stato un attimo procedere ad informarmi su di lui, finendo poi a comprare i suoi libri. Marco Travaglio è, ad oggi, la mia cartina tornasole. Ho imparato a capire il suo metodo di lavoro e, del resto, una chiara dichiarazione di intenti è contenuta nel suo libro "La scomparsa dei fatti". Oggi mi rendo conto che in Italia i fatti non contano niente. Il fatto è diventato ininfluente.

Il saggio indica la Luna e tutti guardano il dito. Questo è il sistema.

Al momento Travaglio è nell'occhio del ciclone per aver detto che l'attuale presidente del Senato, Renato Schifani, ha in passato intrattenuto relazioni con soggetti condannati poi per mafia. Un fatto. Ebbene, pare che non si possa dire. Pare che dirlo significhi "diffamare". Pare che informare il cittadino non sia cosa di questo mondo...anzi, di questa Italia. Di questa Italietta che ha perso il senso dell'onore e della legalità. Non sappiamo più cos'è la giustizia. La nostra giustizia è fatta in casa e si adegua alle esingenze di ognuno. Dire che Schifani ha frequentato figuri poco raccomandabili diventa inaccetabile, perchè al cittadino potrebbe fare una brutta impressione...e il sistema non vuole che il cittadino capisca. Bene, è questa l'Italia persa e schiacciata dalla politca e dall'informazione politicizzata che non lascia scampo. E' qui che viviamo. E' da qui che in molti vogliono andarsene. E' qui che il delinquente può delinquere. E' qui che la fila si può saltare. E' qui che il sistema è straordinario. Perchè anche il cittadino è preso in mezzo. E' qui che il cittadino smette di farsi domande e si adegua al metodo, consolato dal fatto che "tanto tra cinquant'anni sono morto". E' qui che la cittadinanza attiva è più che mai diventata passiva.

E' qui che al tempo del Fascimo, nelle redazioni dei giornali, era scritto sulla porta: "Qui non si parla di politica o di altra strategia". Mi domando cosa sia cambiato.

Sento il bisogno di ringraziare Marco Travaglio per lo sforzo e la dedizione che lo accompagnano nel mestiere del giornalista. Sento il bisogno di dire grazie perchè da qualche parte posso ancora leggere la verità e formare la mia coscienza di cittadina.

Ideato da Ale_87 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
categoria: informazione