Peter Cincotti un anno dopo
Sono una persona che si lascia ossessionare facilmente. Ma solo quando ne vale la pena. Ecco, Peter Cincotti è una delle mie migliori ossessioni.
Lui ha compiuto 25 anni da poco. E' di New York, ma i suoi bis-nonni erano italiani (Piacenza e Napoli). E' un musicista (pianoforte) cantautore che ha iniziato col jazz spopolando negli USA e che con il suo terzo album "East of Angel town" ha inaugurato una nuova stagione della sua carriera con sonorità più moderne. Dal pop al funky, dal rock al melodico. Un disco fenomenale. Da comprare. Vale ogni euro.
Bene, da un paio d'anni Peter se ne va in giro per il mondo, portando la sua musica ovunque e risquotendo ovunque interessante successo. Se avesse un team di pubblicitari più "lanciati" sono convinta che otterrebbe molto più seguito, perchè Peter Cincotti è davvero bravo e la sua musica è talmente poliedrica da rintracciare il gusto di un pubblico variegato. Tant'è che ai suoi concerti l'audience è composta da madri e padri di famiglia, adolescenti e adulti. Ci sono tutti, ma proprio tutti.
La prima volta che ho partecipato ad un suo concerto è stato ad aprile dello scorso anno, in quel di Milano al Teatro Smeraldo (vedi qui). L'emozione è stata straordinaria e lui, assieme alla sua band di eccezionali musicisti, ha reso la serata davvero indimenticabile. Tra l'altro, l'appostamento sul retro del teatro servì a molto: autografo e foto. Fantastico.
La secondo volta, ovvero IERI, è stato sempre a Milano, ma all'Arena Civica (Parco Sempione), all'aperto, in occasione dell'annuale "Milano Jazzin festival". Bellissimo. Peter Cincotti in gran spolvero. Vestito in maniera impeccabile come al solito (veste Ermenegildo Zegna, di gran classe), assolutamente ispirato per le improvvisazioni e si nota tantissimo il feeling con i suoi musicisti, pur in assenza del mitico Keith Robinson, uno dei chitarristi più eccezionali che mi sia mai capitato di ascoltare! Il pubblico, me compresa, ha gradito ogni singola nota e l'unica pecca è stata la durata dello show: un'ora e mezza su per giù. Abbiamo provato a richiamarli sul palco a forza di standing ovation, ma non è servito. Peccato.
A un anno e tre mesi di distanza dalla mia "prima volta", Peter mi è sembrato addirittura migliorato, soprattutto vocalmente. Si è esibito con maggiore confidenza e ha lasciato più di una volta il suo pianoforte per passeggiare sul palco. Fantastico il suo sorriso e lo sguardo concentrato negli assoli alla tastiera. Meravigliosa la sua tendenza ad innovare nei suoni, in una fusione fra musica classica, elettronica e rock. Davvero da togliere il fiato grazie a ritmi incalzanti e melodie dolcissime. Serata spettacolo. Da ripetere il prima possibile.
Mi sono lasciata sfuggire l'occasione di incontrarlo all'uscita. Ero convinta, dopo aver importunato qualche addetto alla sicurezza, che Peter fosse andato via di gran carriera appena terminato il concerto e così me ne sono tornata a casa. Male. In realtà lui è uscito una mezz'ora dopo (come confermano le mie fonti) e si è fermato come fa solitamente per firmare autografi e farsi immortalare dalle macchine fotografiche. E io non c'ero! Proprio questa volta che ero talmente ispirata da essermi preparata qualche parola sensata da dirgli, non come l'altra volta, quando mi ero scoperta totalmente incapace di sillabare qualcosa che avesse senso...me misera...


























