mercoledì, 23 settembre 2009

L'unica presenza

William era disteso sul letto grande. Accanto lui sentiva il vuoto. Non gli era necessario guardare, perchè l'assenza poteva sentirla sulla pelle. La notte scorreva lenta e buia, senza luna. Ma per lui non avrebbe fatto differenza. Anche con la luna piena a gettare luce bianca nella stanza, attraverso la finestra, William si sarebbe sentito solo e perso. Ogni giorno scorreva uguale al precedente e non esisteva sollievo, se non nella speranza dell'oblio.

Si voltò lentamente, inutilmente, a guardare il display luminoso della sveglia sul comodino. 2.49. Così dannatamente presto e così dannatamente tardi. Dormire non era possibile. Non dopo l'ennesimo incubo maledetto. Così William restava sveglio, con gli occhi spalancati verso il soffitto, respirando a fondo. Inspirava, espirava. Il suo cuore batteva calmo. 52 battiti al minuto. William aveva imparato a controllarlo, si poteva dire. Era capace di rilassarsi totalmente, restando immobile e fermo come il marmo, mettendo a tacere la mente, sparendo nella sua stessa desolazione. Ma William languiva. Tremendamente. Pensieri che difficilmente permetteva a se stesso di fluttuare liberi iniziarono a insinuarsi ovunque nella sua testa, istigando il suo corpo a reagire. Pensieri di mani e pelle, di labbra e brividi, di lingue e curve. Pensieri d'amore. Sensuali e morbidi. Si sforzò di ricacciarli indietro, ma quel letto vuoto urlava. Le sue braccia vuote urlavano. Le sue labbra secche urlavano. Tutto il suo corpo desiderava. Ardentemente. Non più 52 al minuto. 65 al minuto. 78. 84. 106...L'assenza bruciava come un fuoco dannato. William voleva toccare. Succhiare. Baciare. Spingere. Stringere. Possedere.

Ma l'assenza era l'unica presenza in quel letto freddo e troppo grande. Dalle sue labbra sfuggì un gemito. Di rabbia? Di disgusto? Di sconfitta? Scattò in piedi e furiosamente uscì dalla stanza. Tutto era buio e fermo. Il silenzio ringhiava come un lupo. Senza accendere alcuna luce, William si trascinò fino all'ingresso di casa e si lasciò cadere a peso morto sul divano di velluto a tre piazze. Le luci della strada deserta filtravano dalle finestre, disegnando forme e geometrie impalpabili sul pavimento e sui muri. 77 al minuto. Il battito era ancora accelerato per gli standard di William. La sua mente non si azzittiva. Il dolore non smetteva di pulsare. Il desiderio fisico del possesso fluiva dal cervello a tutto il corpo. William sentiva i muscoli del basso ventre contrarsi brevemente, lanciando brividi lungo tutta la spina dorsale e giù, fino alla punta dei piedi. Non riusciva a calmarsi. E non permetteva a se stesso di lasciarsi andare. 

Ma non era solo possesso, per quanto William tentasse continuamente di convincersi del contrario. Non era solo corpo. Non solo sesso. L'assenza significa molto di più. Ed era ben chiaro, perchè fra le immagini frenetiche delle sue fantasie più forti, il desiderio dolcissimo e passionale di un solo, lungo, caldo, amorevole abbraccio lo travolgeva come nessun'altra cosa. Un abbraccio. Dio, quanto desiderava un abbraccio! E avrebbe volentieri fermato il mondo. Il tempo. Tutto. E sarebbe anche potuto morire, finalmente in pace. William era perso nei suoi dolori, nelle sue sfortune. Le circostanze della vita lo avevano reso infelice e fragile, eppure così tanto forte e testardo. Venticinque anni e i suoi occhi raccontavano emozioni che gli occhi di un ottantenne non riuscivano a contenere. Profondi, grandi, verdi come lo smeraldo, venati di grigio. Un grigio chiaro e brillante, che rendeva il suo sguardo quasi disumano, da togliere il fiato. Non esistevano occhi più meravigliosi, più intensi e penetranti. E non esisteva una mente più eccentrica, incasinata e sensuale come quella di William. Non facevo che annegare in quella mente che un fato oscuro aveva legato inesorabilmente alla mia. Non potevo sfuggire e non volevo sfuggire. I pensieri di William erano diventati i miei pensieri. Le sue fantasie, erano diventate le mie. I suoi desideri. Le sue paure. Le sue sporadiche gioie. La sua rabbia violenta.

Tutto di lui faceva parte di me. Lui era dentro di me. E senza saperlo toccava, succhiava, baciava, spingeva, stringeva, possedeva.

(Il Bacio - G. Klimt)

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categoria: amore, catene
lunedì, 31 agosto 2009

Come si ama

Amo il jazz come si ama il cielo azzurro d'inverno. Come si amano i fiori freschi, le stelle luminose, la luna calante, crescente, nuova e piena. Amo il jazz come l'aria. E amo il rock come si amano la speranza e la vita. Come si ama il caffè, come si ama il cioccolato fondente. E poi, amo Tiziano Ferro. Come si ama Tiziano Ferro.

Amo Dino Buzzati e le sue inquietitudini. Amo Hermann Hesse e la sua filosofia, amo l'Amleto di Shakespeare. Li amo come si amano le cose antiche e preziose. Come un castello diroccato in cima al monte. Amo l'avventura di Wilbur Smith e l'adrenalina di Clive Cussler. Amo il brivido di Stephen King. Li amo come si amano le risate e la birra. E poi, amo Twilight. Come si ama Twilight.

Amo le cose vere e autentiche. L'originalità del pensiero. La fantasia di un bambino. La conoscenza enorme di un vecchio, nascosta fra le pieghe delle rughe. Amo chi non compra le sigarette. Amo le cose genuine. Amo la bellezza della natura e le cose rare. E poi, amo le mode, ma solo quelle dignitose. Le amo come si amano le mode.

Amo il primo amore. Come si ama il primo amore. E amo l'innamoramento. Come si ama l'innamoramento. 

Amo le ossessioni. Come si amano le ossessioni. Di quelle che o ci sguazzi o lasci che ti affoghino. E amo la libertà, di quella che ti senti padrone della tua volontà.

Amo i film in prima tv. Come si amano i film in prima tv. E amo quelli già visti, come si amano quelli già visti.

Niente, insomma. Pensavo che amo tante cose diverse. Queste e molte altre. Pensavo che chi ha un gusto assoluto è un povero di spirito. O forse che chi ha un gusto eclettico è un povero di convinzione. Insomma, niente. Così è la vita.

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categoria: divagazioni, catene
lunedì, 17 agosto 2009

Beauty

La bellezza è l'arte dell'essere. Sarai tanto più bello quanto più sarai autentico. L'artefatto è l'illusione di qualcosa che non esiste.

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categoria: cinema, divagazioni, catene
lunedì, 29 giugno 2009

I love Robert Pattinson

I love Robert Pattinson. So che ormai è diventato un clichè. Amo Robert Pattinson. Tutti lo dicono. TuttE lo dicono. Il problema, in effetti, è non dirlo. E' praticamente impossibile, al momento. Per tante ragioni: ragioni che riguardano direttamente lui e la sua bellezza e ragioni che riguardano il bombardamento continuo e mediatico che porta il suo viso ovunque e perdunque nelle nostre vite. Si parla di lui dappertutto e in modi differenti. Non vorrei dilungarmi troppo sulla questione che oltre ad essere bello è anche bravo (e bravo lo è davvero), ma scommetto che sentiremo parlare di lui molto a lungo. Non solo perchè la saga di Twilight è ancora nel pieno della sua fortuna cinematografica (in uscita a novembre il secondo capitolo New Moon; nel 2010 sarà il momento di Eclipse), ma anche e soprattutto perchè c'è qualcosa che brilla e scintilla in questo ragazzo ventitrenne. Qualcosa forse legata al tipico fascino inglese o al carattere schivo, che fa un po' bello e dannato, qualcosa che mette insieme la brillantezza di Hugh Grant e la sensualità di Johnny Depp. Qualcosa che fa di lui, al momento, l'ossessione più grande del globo. C'è un sito dedicato a lui che è titolato Robsessed, Addicted and Devoted to Robert Pattinson, dove ogni giorno vengono postate decine e decine di foto che lo riguardano. Al momento è seguitissimo sul set del suo nuovo film "Remeber me", al fianco di Emily DeRavin. Nel frattempo è perseguitato dal tormentone che lo vorrebbe assieme a Kristen Stewart, la sua compagna in Twilight. C'è chi pagherebbe oro o chi darebbe l'anima al diavolo pur di immortalarli in una posa inequivocabilmente inequivocabile. E così si sprecano i fotomontaggi e le storielle inventate sulla loro presunta love story. Intere community sono nate per tributare l'ormai mito e leggenda Robert Pattinson, sebbene lui non abbia ancora fatto qualcosa di veramente mitico e leggendario. Ma a quanto pare non servono gesta. Bastano il suo accattivante sorriso (da qui le "dazzling abilities"), i suoi capelli spesso e volentieri disordinatissimi (I love messy hair), i suoi occhi azzurro cenere, le facce buffe, il modo in cui si passa la mano fra i capelli, le labbra da vampiro (già) e la sua risata contagiosa, o la sua felpa col cappuccio, le camicie a quadri, il suo accento British, le Nike nere e bianche e gli occhiali da sole RayBan, diventati ormai un'icona (ce li hanno tutti e prossimamente li avrò anch'io!!). Addirittura è facile imbattersi in fantasie legate alle sue dita lunghe e affusolate....Non posso raccontarvi le risate che mi faccio quando mi capita di leggere commenti del genere...le fan di Robert Pattinson fantasticano su tutto ciò che lo riguarda ("down on my kneess..hummm..o gosh; what dirty minds we have", commento ad una foto-da-togliere-il-fiato di Rob), sebbene ci siano anche le puriste che giurano di amarlo solo perchè è un attore straordinario e non perchè è bello da morire. E poi ci sono quelle come me, che dicono che è per entrambi gli aspetti ( "can't belive I'm here talking about rob pattinson on a friday night. I dont have a life", commento in un sito dedicato a Rob) . Si. Già. E' amatassimo, considerato praticamente un greek god , espressione rubata a Stephanie Meyer che l'ha usata per descrivere il personaggio letterario di Edward Cullen, interpretato sugli schermi proprio da Pattinson. E a proposito di Dio, ecco un altro commento interessante rubato in rete:"I wonder if God realized what he was going to do to us when he made Rob". Qualunque dettaglio del suo viso o del suo corpo è motivo di esaltante discussione e adorazione. Per esempio, fa letteralmente saltare le connesioni quando appare vestito semplicemente con la maglia della salute e i jeans ("How can someone make a black t-shirt look so god damn good?", commento copiato testuale da uno dei siti dedicati a Rob) . E' fenomenale il mondo interattivo - e non - che ruota attorno a questo ragazzo e alla sua vita. Si è ritrovato, nel giro di un anno, catapultato in una girandola di emozioni da show-bizz e mi domando come sia riuscito, almeno per ora, a sopravvivere. In realtà, ha dichiarato più volte di essere diventato un po' paranoico riguardo alle folle di fan urlanti che lo sorprendono ovunque, sottolineando una certa frustrazione circa l'impossibilità di uscire di casa come una persona normale per fare due passi o per ubriacarsi a suon di pinte di birra in un pub. Ma questa è l'altra faccia del successo. O della vita. Più in generale. "I love Robert Pattinson" è praticamente diventato uno slogan. Non è difficile immaginare la montagna di soldi che la Summit (casa produttrice di Rob) sta sicuramente incassando giorno dopo giorno a ritmo pressochè costante grazie alla fama planetaria di un dolcissimo e talentuoso gioiello come Robert. Personalmente, mi sono innamorata di lui gaurdando Twilight (un film inconsistente rispetto alla bellezza del libro omonimo), ma la cosa che mi ha fatto figuratamente cadere ai suoi piedi è stato ascoltare "Let me Sign", canzone inserita nella colonna sonora del film di cui sopra, cantata e arrangiata proprio da lui. Perchè Rob è anche un musicista. Chitarra e pianoforte. Ho ascoltato la canzone e all'inizio non sapevo che fosse sua. Dura appena un paio di minuti, ma è strappalacrime. La sua voce è una meraviglia cristallina e grezza. Da brivido.

I love Robert Pattinson. Non potevo non dirlo ancora. Un'ossessione è un'ossessione.

(from GQ magazine)

Ed infine, uno scambio di battute fra due forumiste su un sito d'oltre oceano. Stanno commentato una foto di Rob:

-  "Very attractive sexy hot looking pic but then again we already know this, Would I sound like a crazy fan if I said I wanted to pop open each one of those little buttons to reveal the prize inside:) OK Im a crazy fan in love with the man ;)"
- "NO! you'd be crazy if you DIDN'T want to pop open those buttons!"
- "Those button up flies are going to be the death of me!"
E parlando di BUTTONS...parliamo dei buttons dei jeans...si, esatto. Proprio quelli. Tanto per dimostrarvi che  Rob è davvero un ossessione.
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categoria: cinema, film, catene, divino
giovedì, 12 marzo 2009

miseria

C'è una miseria profondissima nel mondo. La disuguaglianza.

Provo un enorme senso d'inadeguatezza pensando al fatto che sono nata qui. Da questa parte della linea, da questo lato della libertà. Io non soffro la fame, nè la sete. Ho avuto un'infanzia e le bambole. Ho una casa e probabilmente avrò un lavoro. Io posso scegliere, posso vivere. Posso abbondare in tutte le cose. Perchè io sono nata qui.

C'è una miseria profondissima nel mondo. Si chiama in tanti modi e ha tanti volti. Come i visi dei bambini-soldato, povere creature destinate alla tortura mentale e alla violenza fisica. Come i visi dei mutilati dalle maledette mine. Come i visi delle donne stuprate dai soldati invasori. E la fame...la fame e il sangue. C'è tutto un mondo che urla di dolore...e noi nati qui, beati, sconvolti da una serie tv o dalla Juve che esce dalla Coppa, preoccupati per tutto, meno che per le cose davvero importanti ed essenziali. Meno che per la morte che si mangia interi popoli e li sotterra, accatastando cadaveri in posti che preferiamo non immaginare. E rinneghiamo e ricacciamo dentro a calci qualsiasi senso di colpa, qualsiasi moto dissenziente perchè, dopotutto, non siamo nati lì. E qualche bastardo inneggia alla presa dei fucili e qualcun'altro concederebbe il porto d'armi ai sedicenni e altri raccontano barzellette sugli ebrei e altri usano ancora la parola "negro" e sputano su tutta quella sofferenza, su tutta quella misera miseria...se ne lavano le mani perchè, è vero, non sono nati lì.

In quella parte del mondo i bambini vivi nascono già morti.

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categoria: catene
giovedì, 19 febbraio 2009

Altalena

Ci sono canzoni che mi ricordano di te. E sono ricordi mai vissuti. Solo suggestioni del mio cuore, della mia mente che ti pensa. Soprattutto un certo tipo di jazz romantico o di melodico italiano, un certo genere di note suadenti che mi fanno desiderare una mano sulla schiena o un abbraccio sulla porta di casa o una carezza sfuggevole o una parola dolce. Così ti prendi i miei spazi, le mie immagini, i miei silenzi e respiri; ti insinui col tuo sorriso e con la tua forza nelle pieghe dei miei vestiti, sotto le palpebre, fra i capelli e sui fianchi. E per qualche istante è come se fossi davvero qui. Non solo suggestione, ma presenza fisica e vitale. Per quanto io ti allontani da me e dalle mie debolezze, tutto torna alla bellezza di come sei e si annida dove non posso arrivare e resta fermo e speciale a dondolarsi sull'altalena dei sentimenti.
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categoria: amore, catene
martedì, 20 gennaio 2009

Esperimenti razionali

Oggi ho pensato a un po' di cose, ma tutte sono fluite via. E' come se qualunque esperimento razionale del mio cervello si dissolvesse dopo essere stato prodotto. Non so darmi una vera spigazione. Spesso mi trovo a ripensare alle medesime cose cui avevo pensato il giorno precedente rendendomi conto che esse sono ancora irrisolte. Così, giorno dopo giorno, ripeto l'esperimento razionale e cerco di fissarlo nella memoria, cerco di stamparmi in fronte il procedimento logico-consequenziale che mi aveva condotto a certe conclusioni...però, il più delle volte, quel procedimento si scioglie nel fiume della vita e degli eventi e, sparendo, mi tormenta nella notte, quando non riesco a prender sonno. Forse non dormo perchè l'esperimento razionale, a conti fatti, finisce per essere instabile e impreciso, tanto che neppure io ci credo, tanto che incosciamente lo rimuovo e lo cancello per ricominciare da capo.

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categoria: divagazioni, catene
mercoledì, 03 dicembre 2008

Lo spazio di una canzone

Mi tiene sveglia un senso di incompiuto. Come se nessuna parola potesse aiutare a completare l'immagine, perchè l'unico desiderio mi parla dell'impossibile e mi rifiuto di crederlo possibile. Dico a me stessa di allontanarmi, di stare altrove, ma sembra inutile. "Tomorrow" degli U2, dall'album October, traccia num.6, mi pare un richiamo al contatto e allo sfioramento di mani. Il ritmo si prende tutto di me. Il cuore si agita e i pensieri affiorano audaci. Vorrei restarmene qui, con le braccia conserte e lo sguardo vuoto, a vagheggiare sulla vita, sul senso e sul destino. Su Dio. Sulla bellezza delle cose che non vedrò mai e dell'amore che ancora non trovo. A volte il desiderio di un abbraccio o di una dolcezza diventa enorme e insopportabile e qualunque surrogato dell'affetto, per esempio l'individualismo, sfoderato per credere di non aver bisogno d'altro, pesa tanto sulla coscienza e sui polmoni che un po' toglie il respiro. La musica soltanto, ora "Do you feel loved", ancora degli U2, dall'album Pop, traccia num.2, riesce a portarmi di qua e di là da questo muro, da te, da questo pensiero incontrollabile. Un po' mi avvicina, un po' mi rinsavisce...ma dura pochi minuti e quando torna il silenzio, inevitabilmente, tutto mi urla di te.
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categoria: amore, catene
sabato, 29 novembre 2008

Non c'è mordente

Nella vita serve energia. Mordente. Altrimenti si resta al palo, legati come un cane, che può muoversi solo per quel metro e mezzo lì. Il mordente si riconosce perchè brilla. Lo vedi negli occhi di una persona, nei suoi movimenti. Si può essere morbidi e spediti come una dolce ballerina in tutù, ma senza energia anche il più tenero dei gesti diventa vuoto e insignificante. Come lo stomaco: quando hai fame senti un buco e vuol dire che devi mangiare. Ci sono persone che hanno fatto del mordente il loro successo, perchè l'hanno saputo trasmettere e replicare in quelli che avevano intorno. I grandi geni. Gli imprenditori di successo. I ballerini internzionali. I calciatori da milioni di euro. I nuotatori da medaglia olimpica. I benefattori. Certi insegnanti. E la lista non si ferma qui.  

Il mordente sta in tutte le persone, ma non tutte ce la fanno a tirarlo fuori, a mostrarlo, a usarlo per essere migliori o più felici. Si può fare bene una cosa, ma farla uguale a tanti altri. Si può essere capaci di dire qualcosa, ma dirla uguale a tanti altri. Quello che ti distingue è l'energia, il modo incontrollato con cui dai forma a te stesso. E sembra un controsenso associare l'incontrollabile alla forma, ma l'energia deve essere lasciata andare per poterla rinchiudere nella forma.

E' questo il lavoro che devo fare su me stessa. Altrimenti, finchè non c'è mordente...non c'è neppure storia. 

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categoria: inizio, catene
domenica, 16 novembre 2008

Quanto si può chiedere all'impossibile?

Ho voglia di vederti. Ti ho pensato sempre in questi giorni. Mi sei tornato in mente di continuo. Inizio a credere che te ne sei accorto...che mi hai capito. Del resto, un uomo sa vedere dove una ragazza non vede. Probabilmente hai percepito nel mio sguardo un'ammirazione diversa dal normale e nel mio corpo una reazione ambigua. Forse. O forse no. Se te ne sei accorto, tanto meglio. Almeno potrò star bene nel sapere che ti culli nel compiacimento che crea il sapere di piacere. Mi basterebbe questo. Incredibilmente. E' quanto posso chiedere all'impossibile...nè più, nè meno. E posso continuare a guardarti e a scoprirmi a sorridere ricordando una parola o un tuo movimento, la tua voce dire il mio nome...
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categoria: amore, catene