IL DIVINO
Quando hai 22 anni e la tua generazione musicale si perde nelle pieghe della dimenticanza dopo un paio di singoli o, se va bene, dopo un paio di album, assistere al concerto di un DIVINO della musica di tutti i tempi è come immergersi in un mondo che non avevi mai visto e che non eri sicuro esistesse.
Bruce Springsteen è divino. E non ho molto altri aggettivi per descriverlo. Quest'uomo ha quasi 60 anni, ma si mangia il palco, il microfono, la chitarra e il pubblico come fosse un ragazzino. Quasi tre ore di spettacolo no-stop. Una canzone via l'altra, con cambio di chitarre al volo e una bevuta velocissima mentre parte l'intro. Bruce Springsteen è davvero il BOSS. L'unico e il solo che può dominare su una terra di esseri normali. Io non ci potevo credere. Erò là. A pochi metri da questo divinità e non mi pareva possibile. In uno stadio gremito di 34 mila spettatori su per giù, in una Torino trafficatissima ed euforica, io ero là a cantare a squarcia gola 'cause tramps like us, baby we were born to ruuuuuuun!!! Nati per correre. Ed è il manifesto della vita di Bruce. Non c'è storia.
Inizio previsto per le 20.30. Io, con i miei compagni di viaggio, sono in ritardissimo. Alle 20 siamo ancora fuori dallo stadio. Alle 20.15 facciamo la fila. Alle 20.20 siamo finalmente dentro. C'è ancora luce. Il sole inizia a tramontare. Alle 20.45, mentre chiedo a mio fratello: "Bhè, dai, dammi un panino che...", esplode un boato. "Ma che panino e panino! Eccolo!! Eccolo!! Sta uscendo!". Entra la E street band e sulle note di Loose Ends fa il suo ingresso trionfale anche Lui, il divino. Io non capisco più niente. Mi sembra di guardare la scena in televione. Invece no. E' reale.
Poi arriva Badlands e lo stadio sembra scoppiare di pazzia e gioia. Di seguito la scaletta della serata. Una canzone più mitica dell'altra.
Loose Ends
Badlands
Hungry heart
Outlaw Pete
Working on the highway
Working on a dream
Murder inc.
Johnny 99
American skin (41 shots)
Raise your hand
Travellin’ band
Drive all night
Two hearts
My love will not let you down
Waitin’ on a sunny day
Promised land
My hometown
Backstreets
Lonesome day
The rising
Born to run
Land of hope and dreams
American land
Glory days
Dancing in the dark
Twist and shout/la bamba
Al grido di "I'm outlaw Pete, can you hear me? Can you hear me?", ritornello di Outlaw Pete, traccia num.1 di Working on a dream, ovviamente la risposta è un sonoro boato ripetuto e ripetuto. Ti abbiamo sentito tutti, Bruce. Quando arriva Working on the highway è il momento di saltare come i pazzi. Ma, soprattutto, il momento più estremo è stato alle prime note di Murder Incorporated, fra le mie preferite in assoluto. La voce di Bruce è fantastica, rock, dura, graffiante, passionale e appassionante. A quel punto sono davvero in estasi, al grido di "Bobby's got a gun that he keeps beneath his pillow, out on the street your chances are zero". Su Johnny 99 lo stadio si infiamma ancora, mentre con American Skin (41 shoots) è come entrare in una dimensione ultraterrena, solenne e micidiale. Momento topico e magico. su Raise your hands, tutti obbediscono e il colpo d'occhio per me, che dalla tribuna ho un'ottima visuale, è eccezionale.
Il momento delle canzoni a richiesta è divertentissimo. Il Boss avanza sulle tre piccole passerelle che si snodano fra le prime file del pubblico e raccoglie un numero impressionante di cartelli e oggetti. C'è un materassino bianco con delle scritte che non riesco a leggere (Bruce lo mette a terra e ci si sdraia sopra fingendo di nuotare!!), un pezzo di cartone male assemblato che recita Travellin' band (Bruce gradisce, mostra il cartone alla E street band e parte la canzone), c'è un doppio cuore gigante rosso con un 2 scritto sopra (così arriva anche Two hearts) e ci sono tre buste marroni alla Mike Bongiorno con sopra scritti i numeri dall'uno al tre. Bruce apre la prima: c'è scritto Drive all night; apre la seconda: c'è scritto Drive all night; apre la terza: c'è scritto ancora Drive all night. Bene, allora non si scappa, il Boss mostra il cartello alla E street band e inizia Drive all night, appunto. Altro momento magico, emozionante, da strapparti il cuore, l'anima...tutto. Tutto quanto.
E' fantastico che intorno al Boss non ci siano guardie del corpo. Bruce passeggia sulle passerelle e si lascia toccare dai suoi fans, che lo trattengono per le gambe e gli stringono un mano, lo sfiorano, lo venerano. Tra l'altro, lo devo dire, Bruce Springsteen ha ancora il lato B più bello d'America e non solo.

Su Waitin' on a sunny day, una bambina bionda sulla spalle del padre è invitata dal Boss a cantare. Lui le passa il microfono e lei intona il ritornello. Il suo viso è sui maxy schermi. La scena è bellissima. Il Boss è estasiato. Io urlo. Ho urlato tutto il tempo. Poi arrivano Backstreet, Promised Land, My Homwtown (il coro dello stadio è immenso) e le emozioni si susseguono come una valanga e inizio ad esserne completamente sommersa. E' impossibile non farsi trascinare. E così via, fino a Born to run, il momento catartico in assoluto. Tutti cantano, saltano, battono le mani, impazziscono. Anche Bruce. La meraviglia di questa canzone dal vivo è, appunto, una meraviglia. 'cause tramps like us, baby we were born to run! Impagabile!!! Stessa storia per Glory days e Dancin' in the dark. Mentre il concerto volge al termine il pubblico è completamente rapito. Io sono completamente out of head!!! Fantastico. Divino. Ad un certo punto, non ricordo durante quale canzone, Bruce sale anche sul pianoforte!
Una fortunatissima fan riceve un bacio fugace sulle labbra, mentre un'altra (una bambina lancitissima) ottiene di ballare con lui sul palco sulle note di Dancin' in the dark. Il Boss prova anche a parlare italiano. Non ci riesce tanto bene, ma è stato unico lo stesso; il concetto era uno soltanto: TORINO, FATE RUMORE!!!!!!!!!!!!! E non ci siamo di certo tirati indietro!
Personalmente non riuscivo a smettere di urlare, anche se la gola bruciava, perchè non potevo credere che LUI, a sessantanni, cantasse e suonasse con così tanta energia e passione, senza MAI fermarsi. Io dovevo urlare. Era come un segno di gratitudine. Sono sicura che questo concerto resterà per sempre il paragone imparagonabile per qualsiasi altro concerto che vedrò in futuro. In un certo senso, Bruce Springsteen dal vivo mi ha cambiato la vita. Non scherzo.
Il rock, ora lo so per certo e me lo sono stampato in fronte, ha la sua faccia, le sue mani, la sua voce da brivido, la sua mascella prominente, la sua camminata sicura, il suo sorriso dolce, la sua chitarra elettrica, la sua passione immortale. Il rock è Bruce Springsteen, assieme alla E street band. La notte è stata magica. E sarà indimenticabile.
Avrei una marea di altre cose da dire, ma è difficile farle stare tutte insieme in un solo post. Tra qualche giorno continuerò la "cronaca".

























