mercoledì, 22 luglio 2009

IL DIVINO

Quando hai 22 anni e la tua generazione musicale si perde nelle pieghe della dimenticanza dopo un paio di singoli o, se va bene, dopo un paio di album, assistere al concerto di un DIVINO della musica di tutti i tempi è come immergersi in un mondo che non avevi mai visto e che non eri sicuro esistesse.

Bruce Springsteen è divino. E non ho molto altri aggettivi per descriverlo. Quest'uomo ha quasi 60 anni, ma si mangia il palco, il microfono, la chitarra e il pubblico come fosse un ragazzino. Quasi tre ore di spettacolo no-stop. Una canzone via l'altra, con cambio di chitarre al volo e una bevuta velocissima mentre parte l'intro. Bruce Springsteen è davvero il BOSS. L'unico e il solo che può dominare su una terra di esseri normali. Io non ci potevo credere. Erò là. A pochi metri da questo divinità e non mi pareva possibile. In uno stadio gremito di 34 mila spettatori su per giù, in una Torino trafficatissima ed euforica, io ero là a cantare a squarcia gola 'cause tramps like us, baby we were born to ruuuuuuun!!! Nati per correre. Ed è il manifesto della vita di Bruce. Non c'è storia.

Inizio previsto per le 20.30. Io, con i miei compagni di viaggio, sono in ritardissimo. Alle 20 siamo ancora fuori dallo stadio. Alle 20.15 facciamo la fila. Alle 20.20 siamo finalmente dentro. C'è ancora luce. Il sole inizia a tramontare. Alle 20.45, mentre chiedo a mio fratello: "Bhè, dai, dammi un panino che...", esplode un boato. "Ma che panino e panino! Eccolo!! Eccolo!! Sta uscendo!". Entra la E street band e sulle note di Loose Ends fa il suo ingresso trionfale anche Lui, il divino. Io non capisco più niente. Mi sembra di guardare la scena in televione. Invece no. E' reale.

Poi arriva Badlands e lo stadio sembra scoppiare di pazzia e gioia. Di seguito la scaletta della serata. Una canzone più mitica dell'altra.

Loose Ends

Badlands

Hungry heart

Outlaw Pete

Working on the highway

Working on a dream

Murder inc.

Johnny 99

American skin (41 shots)

Raise your hand

Travellin’ band

Drive all night

Two hearts

My love will not let you down

Waitin’ on a sunny day

Promised land

My hometown

Backstreets

Lonesome day

The rising

Born to run

Land of hope and dreams

American land

Glory days

Dancing in the dark

Twist and shout/la bamba

Al grido di "I'm outlaw Pete, can you hear me? Can you hear me?", ritornello di Outlaw Pete, traccia num.1 di Working on a dream, ovviamente la risposta è un sonoro boato ripetuto e ripetuto. Ti abbiamo sentito tutti, Bruce. Quando arriva Working on the highway è il momento di saltare come i pazzi. Ma, soprattutto, il momento più estremo è stato alle prime note di Murder Incorporated, fra le mie preferite in assoluto. La voce di Bruce è fantastica, rock, dura, graffiante, passionale e appassionante. A quel punto sono davvero in estasi, al grido di "Bobby's got a gun that he keeps beneath his pillow, out on the street your chances are zero". Su Johnny 99 lo stadio si infiamma ancora, mentre con American Skin (41 shoots) è come entrare in una dimensione ultraterrena, solenne e micidiale. Momento topico e magico. su Raise your hands, tutti obbediscono e il colpo d'occhio per me, che dalla tribuna ho un'ottima visuale, è eccezionale.

Il momento delle canzoni a richiesta è divertentissimo. Il Boss avanza sulle tre piccole passerelle che si snodano fra le prime file del pubblico e raccoglie un numero impressionante di cartelli e oggetti. C'è un materassino bianco con delle scritte che non riesco a leggere (Bruce lo mette a terra e ci si sdraia sopra fingendo di nuotare!!), un pezzo di cartone male assemblato che recita Travellin' band (Bruce gradisce, mostra il cartone alla E street band e parte la canzone), c'è un doppio cuore gigante rosso con un 2 scritto sopra (così arriva anche Two hearts) e ci sono tre buste marroni alla Mike Bongiorno con sopra scritti i numeri dall'uno al tre. Bruce apre la prima: c'è scritto Drive all night; apre la seconda: c'è scritto Drive all night; apre la terza: c'è scritto ancora Drive all night. Bene, allora non si scappa, il Boss mostra il cartello alla E street band e inizia Drive all night, appunto. Altro momento magico, emozionante, da strapparti il cuore, l'anima...tutto. Tutto quanto.

E' fantastico che intorno al Boss non ci siano guardie del corpo. Bruce passeggia sulle passerelle e si lascia toccare dai suoi fans, che lo trattengono per le gambe e gli stringono un mano, lo sfiorano, lo venerano. Tra l'altro, lo devo dire, Bruce Springsteen ha ancora il lato B più bello d'America e non solo.

Su Waitin' on a sunny day, una bambina bionda sulla spalle del padre è invitata dal Boss a cantare. Lui le passa il microfono e lei intona il ritornello. Il suo viso è sui maxy schermi. La scena è bellissima. Il Boss è estasiato. Io urlo. Ho urlato tutto il tempo. Poi arrivano Backstreet, Promised Land, My Homwtown (il coro dello stadio è immenso) e le emozioni si susseguono come una valanga e inizio ad esserne completamente sommersa. E' impossibile non farsi trascinare. E così via, fino a Born to run, il momento catartico in assoluto. Tutti cantano, saltano, battono le mani, impazziscono. Anche Bruce. La meraviglia di questa canzone dal vivo è, appunto, una meraviglia. 'cause tramps like us, baby we were born to run! Impagabile!!! Stessa storia per Glory days e Dancin' in the dark. Mentre il concerto volge al termine il pubblico è completamente rapito. Io sono completamente out of head!!! Fantastico. Divino. Ad un certo punto, non ricordo durante quale canzone, Bruce sale anche sul pianoforte!

Una fortunatissima fan riceve un bacio fugace sulle labbra, mentre un'altra (una bambina lancitissima) ottiene di ballare con lui sul palco sulle note di Dancin' in the dark. Il Boss prova anche a parlare italiano. Non ci riesce tanto bene, ma è stato unico lo stesso; il concetto era uno soltanto: TORINO, FATE RUMORE!!!!!!!!!!!!! E non ci siamo di certo tirati indietro!

Personalmente non riuscivo a smettere di urlare, anche se la gola bruciava, perchè non potevo credere che LUI, a sessantanni, cantasse e suonasse con così tanta energia e passione, senza MAI fermarsi. Io dovevo urlare. Era come un segno di gratitudine. Sono sicura che questo concerto resterà per sempre il paragone imparagonabile per qualsiasi altro concerto che vedrò in futuro. In un certo senso, Bruce Springsteen dal vivo mi ha cambiato la vita. Non scherzo.

Il rock, ora lo so per certo e me lo sono stampato in fronte, ha la sua faccia, le sue mani, la sua voce da brivido, la sua mascella prominente, la sua camminata sicura, il suo sorriso dolce, la sua chitarra elettrica, la sua passione immortale. Il rock è Bruce Springsteen, assieme alla E street band. La notte è stata magica. E sarà indimenticabile.

Avrei una marea di altre cose da dire, ma è difficile farle stare tutte insieme in un solo post. Tra qualche giorno continuerò la "cronaca".

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categoria: musica, divino
domenica, 19 luglio 2009

Peter Cincotti un anno dopo

Sono una persona che si lascia ossessionare facilmente. Ma solo quando ne vale la pena. Ecco, Peter Cincotti è una delle mie migliori ossessioni.

Lui ha compiuto 25 anni da poco. E' di New York, ma i suoi bis-nonni erano italiani (Piacenza e Napoli). E' un musicista (pianoforte) cantautore che ha iniziato col jazz spopolando negli USA e che con il suo terzo album "East of Angel town" ha inaugurato una nuova stagione della sua carriera con sonorità più moderne. Dal pop al funky, dal rock al melodico. Un disco fenomenale. Da comprare. Vale ogni euro.

Bene, da un paio d'anni Peter se ne va in giro per il mondo, portando la sua musica ovunque e risquotendo ovunque interessante successo. Se avesse un team di pubblicitari più "lanciati" sono convinta che otterrebbe molto più seguito, perchè Peter Cincotti è davvero bravo e la sua musica è talmente poliedrica da rintracciare il gusto di un pubblico variegato. Tant'è che ai suoi concerti l'audience è composta da madri e padri di famiglia, adolescenti e adulti. Ci sono tutti, ma proprio tutti.

La prima volta che ho partecipato ad un suo concerto è stato ad aprile dello scorso anno, in quel di Milano al Teatro Smeraldo (vedi qui). L'emozione è stata straordinaria e lui, assieme alla sua band di eccezionali musicisti, ha reso la serata davvero indimenticabile. Tra l'altro, l'appostamento sul retro del teatro servì a molto: autografo e foto. Fantastico.

La secondo volta, ovvero IERI, è stato sempre a Milano, ma all'Arena Civica (Parco Sempione), all'aperto, in occasione dell'annuale "Milano Jazzin festival". Bellissimo. Peter Cincotti in gran spolvero. Vestito in maniera impeccabile come al solito (veste Ermenegildo Zegna, di gran classe), assolutamente ispirato per le improvvisazioni e si nota tantissimo il feeling con i suoi musicisti, pur in assenza del mitico Keith Robinson, uno dei chitarristi più eccezionali che mi sia mai capitato di ascoltare! Il pubblico, me compresa, ha gradito ogni singola nota e l'unica pecca è stata la durata dello show: un'ora e mezza su per giù. Abbiamo provato a richiamarli sul palco a forza di standing ovation, ma non è servito. Peccato.

A un anno e tre mesi di distanza dalla mia "prima volta", Peter mi è sembrato addirittura migliorato, soprattutto vocalmente. Si è esibito con maggiore confidenza e ha lasciato più di una volta il suo pianoforte per passeggiare sul palco. Fantastico il suo sorriso e lo sguardo concentrato negli assoli alla tastiera. Meravigliosa la sua tendenza ad innovare nei suoni, in una fusione fra musica classica, elettronica e rock. Davvero da togliere il fiato grazie a ritmi incalzanti e melodie dolcissime. Serata spettacolo. Da ripetere il prima possibile. 

Mi sono lasciata sfuggire l'occasione di incontrarlo all'uscita. Ero convinta, dopo aver importunato qualche addetto alla sicurezza, che Peter fosse andato via di gran carriera appena terminato il concerto e così me ne sono tornata a casa. Male. In realtà lui è uscito una mezz'ora dopo (come confermano le mie fonti) e si è fermato come fa solitamente per firmare autografi e farsi immortalare dalle macchine fotografiche. E io non c'ero! Proprio questa volta che ero talmente ispirata da essermi preparata qualche parola sensata da dirgli, non come l'altra volta, quando mi ero scoperta totalmente incapace di sillabare qualcosa che avesse senso...me misera... 

 

 

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categoria: musica, informazione