Io con la politica ho un rapporto difficile: perchè mi attrae e perchè mi indispettisce esageratamente. Quando mi chiedono da che parte sono schierata io non so bene come rispondere, perchè qualcuno potrebbe puntualmente finire per darmi erroneamente della qualunquista. Ho votato due volte nella mia vita e tutte e due le volte ho votato a sinistra. Prodi. Poi Di Pietro. Politica recente, insomma. Ho votato Di Pietro perchè la sua politica del fare mi dà sicurezza e perchè il caro Antonio non ha difficoltà a farsi capire dalla gente e dice quello che è vero, senza troppi fronzoli. Ho votato per lui perchè soltanto il suo partito ha osato parlare di giustizia in un modo ben diverso dal solito. Perchè la questione dell'informazione libera e plurale è stata sviscerata in maniera sensata. Ma non sono di sinistra e nemmeno di destra e nemmeno di centro. Sono per le cose giuste. Quindi, vado dove ci sono le cose giuste, se ci sono.
Ho un'avversione particolare per tutti quelli che, oggi, fanno riferimento ai grandi sistemi del passato. Da Marx, a Lenin, Mao ecc.ecc. perchè ritengo questi argomenti utili solo come oggetti di studio scolastico e non come strumenti utili per interpretare o riscrivere la politica odierna. Oggi non mi importa così tanto del Comunismo, del Fascismo o del Socialismo. Per lo meno non mi interessa da un punto di vista pragmatico. Non è più tempo di far ricadere entro questi massimi sistemi i nostri valori e le nostre convinzioni. Quasi ogni mattina, davanti alla mia falcoltà, giovani comunisti cercano di appiopparmi puntualmente volantini comunisti, di vendermi il giornale comunista e di invitarmi agli incontri comunisti sul tema del marxismo. Qualcuno dice che è il loro modo di essere attivi. Io penso, invece, che debbano andare a lavorare. Non è questa l'attività che cambia uno status quo. Non esiste più la militanza. Non esiste più la divulgazione di idee simili per attirare nel gruppo gente nuova che faccia la rivoluzione. La rivoluzione, qui in Italia, non si può fare decantando Marx ad una riunione dove tutti paiono avere il diritto di dire il proprio pensiero. E non si può fare inneggiando al fascio, scindendolo dal decorso storico che ha avuto. Non si può separare la figura di Mussolini, "grande statista" come dicono, dalle azioni che sono venute al tempo della guerra. Non si può fare. Inventatevi un altro movimento, per favore, ma lasciate stare Marx e Mussolini. Voi che dite di voler fare politica inventatevi qualcosa che ancora non c'è. Voi che ritenete la guerra giusta, imparate a capire che gli uomini sono persone. Voi che "lo straniero non lo vogliamo", imparate la grandezza della diversità. Voi che l'Italia centrale e meridionale la cancellereste dal globo, riconoscete la vostra ignoranza. Voi che, come Castelli, ne fate sempre una questione di "poli", perchè "quella cosa lì l'ha fatta la sinistra e quella anche e quell'altra pure e la destra non c'entra" e che non sapete riconoscere un problema e risolverlo per quello che è - e cioè un problema da risolvere -, imparate che il cervello è fatto per essere usato e che alla gente non interessa da che parte stai, se quel dannato problema glielo risolvi! Imparate a guadagnarvi il consenso attraverso le opere per tutti e non per pochi. Voi che, come la Germini, vi atteggiate a donne del cambiamento, imparate ad ascoltare anche chi protesta, perchè andando avanti ad oltranza si finisce per fare un flop. Insomma, voi che la politica la fate o vorreste farla, fatela davvero. Giacchè ci siete su quella poltrona, almeno guadagnatevela. Iniziate a valutare le azioni alla luce dei diritti e doveri fondamentali, rendete la legge uguale per tutti e lasciate che la libertà sacrosanta di parola appartenga a chiunque nei limiti della decoro, come a tutti i politici appartiene il diritto arrogato di tapparsi le orecchie e ingozzarsi come un maiale. I giornalisti che scrivono la verità e che fanno domande scomode, come Travaglio, dovrebbero essere più apprezzati, mentre soggetti zerbini come Fede e Vespa andrebbero riveduti e corretti. Così come sono, i telegiornali andrebbero abbattuti e i direttori di rete cancellati e reimpostati. Servirebbe una formattazione completa della politica e dell'informazione, per iniziare tutto di nuovo, per insegnare la comunicazione e il senso di comunità. Per insegnare l'importanza di essere uomini umani e non uomini bastardi.