mercoledì, 23 settembre 2009

L'unica presenza

William era disteso sul letto grande. Accanto lui sentiva il vuoto. Non gli era necessario guardare, perchè l'assenza poteva sentirla sulla pelle. La notte scorreva lenta e buia, senza luna. Ma per lui non avrebbe fatto differenza. Anche con la luna piena a gettare luce bianca nella stanza, attraverso la finestra, William si sarebbe sentito solo e perso. Ogni giorno scorreva uguale al precedente e non esisteva sollievo, se non nella speranza dell'oblio.

Si voltò lentamente, inutilmente, a guardare il display luminoso della sveglia sul comodino. 2.49. Così dannatamente presto e così dannatamente tardi. Dormire non era possibile. Non dopo l'ennesimo incubo maledetto. Così William restava sveglio, con gli occhi spalancati verso il soffitto, respirando a fondo. Inspirava, espirava. Il suo cuore batteva calmo. 52 battiti al minuto. William aveva imparato a controllarlo, si poteva dire. Era capace di rilassarsi totalmente, restando immobile e fermo come il marmo, mettendo a tacere la mente, sparendo nella sua stessa desolazione. Ma William languiva. Tremendamente. Pensieri che difficilmente permetteva a se stesso di fluttuare liberi iniziarono a insinuarsi ovunque nella sua testa, istigando il suo corpo a reagire. Pensieri di mani e pelle, di labbra e brividi, di lingue e curve. Pensieri d'amore. Sensuali e morbidi. Si sforzò di ricacciarli indietro, ma quel letto vuoto urlava. Le sue braccia vuote urlavano. Le sue labbra secche urlavano. Tutto il suo corpo desiderava. Ardentemente. Non più 52 al minuto. 65 al minuto. 78. 84. 106...L'assenza bruciava come un fuoco dannato. William voleva toccare. Succhiare. Baciare. Spingere. Stringere. Possedere.

Ma l'assenza era l'unica presenza in quel letto freddo e troppo grande. Dalle sue labbra sfuggì un gemito. Di rabbia? Di disgusto? Di sconfitta? Scattò in piedi e furiosamente uscì dalla stanza. Tutto era buio e fermo. Il silenzio ringhiava come un lupo. Senza accendere alcuna luce, William si trascinò fino all'ingresso di casa e si lasciò cadere a peso morto sul divano di velluto a tre piazze. Le luci della strada deserta filtravano dalle finestre, disegnando forme e geometrie impalpabili sul pavimento e sui muri. 77 al minuto. Il battito era ancora accelerato per gli standard di William. La sua mente non si azzittiva. Il dolore non smetteva di pulsare. Il desiderio fisico del possesso fluiva dal cervello a tutto il corpo. William sentiva i muscoli del basso ventre contrarsi brevemente, lanciando brividi lungo tutta la spina dorsale e giù, fino alla punta dei piedi. Non riusciva a calmarsi. E non permetteva a se stesso di lasciarsi andare. 

Ma non era solo possesso, per quanto William tentasse continuamente di convincersi del contrario. Non era solo corpo. Non solo sesso. L'assenza significa molto di più. Ed era ben chiaro, perchè fra le immagini frenetiche delle sue fantasie più forti, il desiderio dolcissimo e passionale di un solo, lungo, caldo, amorevole abbraccio lo travolgeva come nessun'altra cosa. Un abbraccio. Dio, quanto desiderava un abbraccio! E avrebbe volentieri fermato il mondo. Il tempo. Tutto. E sarebbe anche potuto morire, finalmente in pace. William era perso nei suoi dolori, nelle sue sfortune. Le circostanze della vita lo avevano reso infelice e fragile, eppure così tanto forte e testardo. Venticinque anni e i suoi occhi raccontavano emozioni che gli occhi di un ottantenne non riuscivano a contenere. Profondi, grandi, verdi come lo smeraldo, venati di grigio. Un grigio chiaro e brillante, che rendeva il suo sguardo quasi disumano, da togliere il fiato. Non esistevano occhi più meravigliosi, più intensi e penetranti. E non esisteva una mente più eccentrica, incasinata e sensuale come quella di William. Non facevo che annegare in quella mente che un fato oscuro aveva legato inesorabilmente alla mia. Non potevo sfuggire e non volevo sfuggire. I pensieri di William erano diventati i miei pensieri. Le sue fantasie, erano diventate le mie. I suoi desideri. Le sue paure. Le sue sporadiche gioie. La sua rabbia violenta.

Tutto di lui faceva parte di me. Lui era dentro di me. E senza saperlo toccava, succhiava, baciava, spingeva, stringeva, possedeva.

(Il Bacio - G. Klimt)

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categoria: amore, catene
lunedì, 31 agosto 2009

Come si ama

Amo il jazz come si ama il cielo azzurro d'inverno. Come si amano i fiori freschi, le stelle luminose, la luna calante, crescente, nuova e piena. Amo il jazz come l'aria. E amo il rock come si amano la speranza e la vita. Come si ama il caffè, come si ama il cioccolato fondente. E poi, amo Tiziano Ferro. Come si ama Tiziano Ferro.

Amo Dino Buzzati e le sue inquietitudini. Amo Hermann Hesse e la sua filosofia, amo l'Amleto di Shakespeare. Li amo come si amano le cose antiche e preziose. Come un castello diroccato in cima al monte. Amo l'avventura di Wilbur Smith e l'adrenalina di Clive Cussler. Amo il brivido di Stephen King. Li amo come si amano le risate e la birra. E poi, amo Twilight. Come si ama Twilight.

Amo le cose vere e autentiche. L'originalità del pensiero. La fantasia di un bambino. La conoscenza enorme di un vecchio, nascosta fra le pieghe delle rughe. Amo chi non compra le sigarette. Amo le cose genuine. Amo la bellezza della natura e le cose rare. E poi, amo le mode, ma solo quelle dignitose. Le amo come si amano le mode.

Amo il primo amore. Come si ama il primo amore. E amo l'innamoramento. Come si ama l'innamoramento. 

Amo le ossessioni. Come si amano le ossessioni. Di quelle che o ci sguazzi o lasci che ti affoghino. E amo la libertà, di quella che ti senti padrone della tua volontà.

Amo i film in prima tv. Come si amano i film in prima tv. E amo quelli già visti, come si amano quelli già visti.

Niente, insomma. Pensavo che amo tante cose diverse. Queste e molte altre. Pensavo che chi ha un gusto assoluto è un povero di spirito. O forse che chi ha un gusto eclettico è un povero di convinzione. Insomma, niente. Così è la vita.

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categoria: divagazioni, catene
lunedì, 24 agosto 2009

Ombre di luce

Dimmi amore il colore del fuoco

della sabbia, della luna

calante sul mare

come un dolce sussurro sulla pelle.

E dimmi amore tutte le parole

che ti scorrono nel sangue.

Perchè l'irrazionale passione

forse non è eterna,

ma se non la vivi

ti uccide.

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categoria: musica, poesia, divino
lunedì, 17 agosto 2009

Beauty

La bellezza è l'arte dell'essere. Sarai tanto più bello quanto più sarai autentico. L'artefatto è l'illusione di qualcosa che non esiste.

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categoria: cinema, divagazioni, catene
mercoledì, 22 luglio 2009

IL DIVINO

Quando hai 22 anni e la tua generazione musicale si perde nelle pieghe della dimenticanza dopo un paio di singoli o, se va bene, dopo un paio di album, assistere al concerto di un DIVINO della musica di tutti i tempi è come immergersi in un mondo che non avevi mai visto e che non eri sicuro esistesse.

Bruce Springsteen è divino. E non ho molto altri aggettivi per descriverlo. Quest'uomo ha quasi 60 anni, ma si mangia il palco, il microfono, la chitarra e il pubblico come fosse un ragazzino. Quasi tre ore di spettacolo no-stop. Una canzone via l'altra, con cambio di chitarre al volo e una bevuta velocissima mentre parte l'intro. Bruce Springsteen è davvero il BOSS. L'unico e il solo che può dominare su una terra di esseri normali. Io non ci potevo credere. Erò là. A pochi metri da questo divinità e non mi pareva possibile. In uno stadio gremito di 34 mila spettatori su per giù, in una Torino trafficatissima ed euforica, io ero là a cantare a squarcia gola 'cause tramps like us, baby we were born to ruuuuuuun!!! Nati per correre. Ed è il manifesto della vita di Bruce. Non c'è storia.

Inizio previsto per le 20.30. Io, con i miei compagni di viaggio, sono in ritardissimo. Alle 20 siamo ancora fuori dallo stadio. Alle 20.15 facciamo la fila. Alle 20.20 siamo finalmente dentro. C'è ancora luce. Il sole inizia a tramontare. Alle 20.45, mentre chiedo a mio fratello: "Bhè, dai, dammi un panino che...", esplode un boato. "Ma che panino e panino! Eccolo!! Eccolo!! Sta uscendo!". Entra la E street band e sulle note di Loose Ends fa il suo ingresso trionfale anche Lui, il divino. Io non capisco più niente. Mi sembra di guardare la scena in televione. Invece no. E' reale.

Poi arriva Badlands e lo stadio sembra scoppiare di pazzia e gioia. Di seguito la scaletta della serata. Una canzone più mitica dell'altra.

Loose Ends

Badlands

Hungry heart

Outlaw Pete

Working on the highway

Working on a dream

Murder inc.

Johnny 99

American skin (41 shots)

Raise your hand

Travellin’ band

Drive all night

Two hearts

My love will not let you down

Waitin’ on a sunny day

Promised land

My hometown

Backstreets

Lonesome day

The rising

Born to run

Land of hope and dreams

American land

Glory days

Dancing in the dark

Twist and shout/la bamba

Al grido di "I'm outlaw Pete, can you hear me? Can you hear me?", ritornello di Outlaw Pete, traccia num.1 di Working on a dream, ovviamente la risposta è un sonoro boato ripetuto e ripetuto. Ti abbiamo sentito tutti, Bruce. Quando arriva Working on the highway è il momento di saltare come i pazzi. Ma, soprattutto, il momento più estremo è stato alle prime note di Murder Incorporated, fra le mie preferite in assoluto. La voce di Bruce è fantastica, rock, dura, graffiante, passionale e appassionante. A quel punto sono davvero in estasi, al grido di "Bobby's got a gun that he keeps beneath his pillow, out on the street your chances are zero". Su Johnny 99 lo stadio si infiamma ancora, mentre con American Skin (41 shoots) è come entrare in una dimensione ultraterrena, solenne e micidiale. Momento topico e magico. su Raise your hands, tutti obbediscono e il colpo d'occhio per me, che dalla tribuna ho un'ottima visuale, è eccezionale.

Il momento delle canzoni a richiesta è divertentissimo. Il Boss avanza sulle tre piccole passerelle che si snodano fra le prime file del pubblico e raccoglie un numero impressionante di cartelli e oggetti. C'è un materassino bianco con delle scritte che non riesco a leggere (Bruce lo mette a terra e ci si sdraia sopra fingendo di nuotare!!), un pezzo di cartone male assemblato che recita Travellin' band (Bruce gradisce, mostra il cartone alla E street band e parte la canzone), c'è un doppio cuore gigante rosso con un 2 scritto sopra (così arriva anche Two hearts) e ci sono tre buste marroni alla Mike Bongiorno con sopra scritti i numeri dall'uno al tre. Bruce apre la prima: c'è scritto Drive all night; apre la seconda: c'è scritto Drive all night; apre la terza: c'è scritto ancora Drive all night. Bene, allora non si scappa, il Boss mostra il cartello alla E street band e inizia Drive all night, appunto. Altro momento magico, emozionante, da strapparti il cuore, l'anima...tutto. Tutto quanto.

E' fantastico che intorno al Boss non ci siano guardie del corpo. Bruce passeggia sulle passerelle e si lascia toccare dai suoi fans, che lo trattengono per le gambe e gli stringono un mano, lo sfiorano, lo venerano. Tra l'altro, lo devo dire, Bruce Springsteen ha ancora il lato B più bello d'America e non solo.

Su Waitin' on a sunny day, una bambina bionda sulla spalle del padre è invitata dal Boss a cantare. Lui le passa il microfono e lei intona il ritornello. Il suo viso è sui maxy schermi. La scena è bellissima. Il Boss è estasiato. Io urlo. Ho urlato tutto il tempo. Poi arrivano Backstreet, Promised Land, My Homwtown (il coro dello stadio è immenso) e le emozioni si susseguono come una valanga e inizio ad esserne completamente sommersa. E' impossibile non farsi trascinare. E così via, fino a Born to run, il momento catartico in assoluto. Tutti cantano, saltano, battono le mani, impazziscono. Anche Bruce. La meraviglia di questa canzone dal vivo è, appunto, una meraviglia. 'cause tramps like us, baby we were born to run! Impagabile!!! Stessa storia per Glory days e Dancin' in the dark. Mentre il concerto volge al termine il pubblico è completamente rapito. Io sono completamente out of head!!! Fantastico. Divino. Ad un certo punto, non ricordo durante quale canzone, Bruce sale anche sul pianoforte!

Una fortunatissima fan riceve un bacio fugace sulle labbra, mentre un'altra (una bambina lancitissima) ottiene di ballare con lui sul palco sulle note di Dancin' in the dark. Il Boss prova anche a parlare italiano. Non ci riesce tanto bene, ma è stato unico lo stesso; il concetto era uno soltanto: TORINO, FATE RUMORE!!!!!!!!!!!!! E non ci siamo di certo tirati indietro!

Personalmente non riuscivo a smettere di urlare, anche se la gola bruciava, perchè non potevo credere che LUI, a sessantanni, cantasse e suonasse con così tanta energia e passione, senza MAI fermarsi. Io dovevo urlare. Era come un segno di gratitudine. Sono sicura che questo concerto resterà per sempre il paragone imparagonabile per qualsiasi altro concerto che vedrò in futuro. In un certo senso, Bruce Springsteen dal vivo mi ha cambiato la vita. Non scherzo.

Il rock, ora lo so per certo e me lo sono stampato in fronte, ha la sua faccia, le sue mani, la sua voce da brivido, la sua mascella prominente, la sua camminata sicura, il suo sorriso dolce, la sua chitarra elettrica, la sua passione immortale. Il rock è Bruce Springsteen, assieme alla E street band. La notte è stata magica. E sarà indimenticabile.

Avrei una marea di altre cose da dire, ma è difficile farle stare tutte insieme in un solo post. Tra qualche giorno continuerò la "cronaca".

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categoria: musica, divino
domenica, 19 luglio 2009

Peter Cincotti un anno dopo

Sono una persona che si lascia ossessionare facilmente. Ma solo quando ne vale la pena. Ecco, Peter Cincotti è una delle mie migliori ossessioni.

Lui ha compiuto 25 anni da poco. E' di New York, ma i suoi bis-nonni erano italiani (Piacenza e Napoli). E' un musicista (pianoforte) cantautore che ha iniziato col jazz spopolando negli USA e che con il suo terzo album "East of Angel town" ha inaugurato una nuova stagione della sua carriera con sonorità più moderne. Dal pop al funky, dal rock al melodico. Un disco fenomenale. Da comprare. Vale ogni euro.

Bene, da un paio d'anni Peter se ne va in giro per il mondo, portando la sua musica ovunque e risquotendo ovunque interessante successo. Se avesse un team di pubblicitari più "lanciati" sono convinta che otterrebbe molto più seguito, perchè Peter Cincotti è davvero bravo e la sua musica è talmente poliedrica da rintracciare il gusto di un pubblico variegato. Tant'è che ai suoi concerti l'audience è composta da madri e padri di famiglia, adolescenti e adulti. Ci sono tutti, ma proprio tutti.

La prima volta che ho partecipato ad un suo concerto è stato ad aprile dello scorso anno, in quel di Milano al Teatro Smeraldo (vedi qui). L'emozione è stata straordinaria e lui, assieme alla sua band di eccezionali musicisti, ha reso la serata davvero indimenticabile. Tra l'altro, l'appostamento sul retro del teatro servì a molto: autografo e foto. Fantastico.

La secondo volta, ovvero IERI, è stato sempre a Milano, ma all'Arena Civica (Parco Sempione), all'aperto, in occasione dell'annuale "Milano Jazzin festival". Bellissimo. Peter Cincotti in gran spolvero. Vestito in maniera impeccabile come al solito (veste Ermenegildo Zegna, di gran classe), assolutamente ispirato per le improvvisazioni e si nota tantissimo il feeling con i suoi musicisti, pur in assenza del mitico Keith Robinson, uno dei chitarristi più eccezionali che mi sia mai capitato di ascoltare! Il pubblico, me compresa, ha gradito ogni singola nota e l'unica pecca è stata la durata dello show: un'ora e mezza su per giù. Abbiamo provato a richiamarli sul palco a forza di standing ovation, ma non è servito. Peccato.

A un anno e tre mesi di distanza dalla mia "prima volta", Peter mi è sembrato addirittura migliorato, soprattutto vocalmente. Si è esibito con maggiore confidenza e ha lasciato più di una volta il suo pianoforte per passeggiare sul palco. Fantastico il suo sorriso e lo sguardo concentrato negli assoli alla tastiera. Meravigliosa la sua tendenza ad innovare nei suoni, in una fusione fra musica classica, elettronica e rock. Davvero da togliere il fiato grazie a ritmi incalzanti e melodie dolcissime. Serata spettacolo. Da ripetere il prima possibile. 

Mi sono lasciata sfuggire l'occasione di incontrarlo all'uscita. Ero convinta, dopo aver importunato qualche addetto alla sicurezza, che Peter fosse andato via di gran carriera appena terminato il concerto e così me ne sono tornata a casa. Male. In realtà lui è uscito una mezz'ora dopo (come confermano le mie fonti) e si è fermato come fa solitamente per firmare autografi e farsi immortalare dalle macchine fotografiche. E io non c'ero! Proprio questa volta che ero talmente ispirata da essermi preparata qualche parola sensata da dirgli, non come l'altra volta, quando mi ero scoperta totalmente incapace di sillabare qualcosa che avesse senso...me misera... 

 

 

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categoria: musica, informazione
lunedì, 29 giugno 2009

I love Robert Pattinson

I love Robert Pattinson. So che ormai è diventato un clichè. Amo Robert Pattinson. Tutti lo dicono. TuttE lo dicono. Il problema, in effetti, è non dirlo. E' praticamente impossibile, al momento. Per tante ragioni: ragioni che riguardano direttamente lui e la sua bellezza e ragioni che riguardano il bombardamento continuo e mediatico che porta il suo viso ovunque e perdunque nelle nostre vite. Si parla di lui dappertutto e in modi differenti. Non vorrei dilungarmi troppo sulla questione che oltre ad essere bello è anche bravo (e bravo lo è davvero), ma scommetto che sentiremo parlare di lui molto a lungo. Non solo perchè la saga di Twilight è ancora nel pieno della sua fortuna cinematografica (in uscita a novembre il secondo capitolo New Moon; nel 2010 sarà il momento di Eclipse), ma anche e soprattutto perchè c'è qualcosa che brilla e scintilla in questo ragazzo ventitrenne. Qualcosa forse legata al tipico fascino inglese o al carattere schivo, che fa un po' bello e dannato, qualcosa che mette insieme la brillantezza di Hugh Grant e la sensualità di Johnny Depp. Qualcosa che fa di lui, al momento, l'ossessione più grande del globo. C'è un sito dedicato a lui che è titolato Robsessed, Addicted and Devoted to Robert Pattinson, dove ogni giorno vengono postate decine e decine di foto che lo riguardano. Al momento è seguitissimo sul set del suo nuovo film "Remeber me", al fianco di Emily DeRavin. Nel frattempo è perseguitato dal tormentone che lo vorrebbe assieme a Kristen Stewart, la sua compagna in Twilight. C'è chi pagherebbe oro o chi darebbe l'anima al diavolo pur di immortalarli in una posa inequivocabilmente inequivocabile. E così si sprecano i fotomontaggi e le storielle inventate sulla loro presunta love story. Intere community sono nate per tributare l'ormai mito e leggenda Robert Pattinson, sebbene lui non abbia ancora fatto qualcosa di veramente mitico e leggendario. Ma a quanto pare non servono gesta. Bastano il suo accattivante sorriso (da qui le "dazzling abilities"), i suoi capelli spesso e volentieri disordinatissimi (I love messy hair), i suoi occhi azzurro cenere, le facce buffe, il modo in cui si passa la mano fra i capelli, le labbra da vampiro (già) e la sua risata contagiosa, o la sua felpa col cappuccio, le camicie a quadri, il suo accento British, le Nike nere e bianche e gli occhiali da sole RayBan, diventati ormai un'icona (ce li hanno tutti e prossimamente li avrò anch'io!!). Addirittura è facile imbattersi in fantasie legate alle sue dita lunghe e affusolate....Non posso raccontarvi le risate che mi faccio quando mi capita di leggere commenti del genere...le fan di Robert Pattinson fantasticano su tutto ciò che lo riguarda ("down on my kneess..hummm..o gosh; what dirty minds we have", commento ad una foto-da-togliere-il-fiato di Rob), sebbene ci siano anche le puriste che giurano di amarlo solo perchè è un attore straordinario e non perchè è bello da morire. E poi ci sono quelle come me, che dicono che è per entrambi gli aspetti ( "can't belive I'm here talking about rob pattinson on a friday night. I dont have a life", commento in un sito dedicato a Rob) . Si. Già. E' amatassimo, considerato praticamente un greek god , espressione rubata a Stephanie Meyer che l'ha usata per descrivere il personaggio letterario di Edward Cullen, interpretato sugli schermi proprio da Pattinson. E a proposito di Dio, ecco un altro commento interessante rubato in rete:"I wonder if God realized what he was going to do to us when he made Rob". Qualunque dettaglio del suo viso o del suo corpo è motivo di esaltante discussione e adorazione. Per esempio, fa letteralmente saltare le connesioni quando appare vestito semplicemente con la maglia della salute e i jeans ("How can someone make a black t-shirt look so god damn good?", commento copiato testuale da uno dei siti dedicati a Rob) . E' fenomenale il mondo interattivo - e non - che ruota attorno a questo ragazzo e alla sua vita. Si è ritrovato, nel giro di un anno, catapultato in una girandola di emozioni da show-bizz e mi domando come sia riuscito, almeno per ora, a sopravvivere. In realtà, ha dichiarato più volte di essere diventato un po' paranoico riguardo alle folle di fan urlanti che lo sorprendono ovunque, sottolineando una certa frustrazione circa l'impossibilità di uscire di casa come una persona normale per fare due passi o per ubriacarsi a suon di pinte di birra in un pub. Ma questa è l'altra faccia del successo. O della vita. Più in generale. "I love Robert Pattinson" è praticamente diventato uno slogan. Non è difficile immaginare la montagna di soldi che la Summit (casa produttrice di Rob) sta sicuramente incassando giorno dopo giorno a ritmo pressochè costante grazie alla fama planetaria di un dolcissimo e talentuoso gioiello come Robert. Personalmente, mi sono innamorata di lui gaurdando Twilight (un film inconsistente rispetto alla bellezza del libro omonimo), ma la cosa che mi ha fatto figuratamente cadere ai suoi piedi è stato ascoltare "Let me Sign", canzone inserita nella colonna sonora del film di cui sopra, cantata e arrangiata proprio da lui. Perchè Rob è anche un musicista. Chitarra e pianoforte. Ho ascoltato la canzone e all'inizio non sapevo che fosse sua. Dura appena un paio di minuti, ma è strappalacrime. La sua voce è una meraviglia cristallina e grezza. Da brivido.

I love Robert Pattinson. Non potevo non dirlo ancora. Un'ossessione è un'ossessione.

(from GQ magazine)

Ed infine, uno scambio di battute fra due forumiste su un sito d'oltre oceano. Stanno commentato una foto di Rob:

-  "Very attractive sexy hot looking pic but then again we already know this, Would I sound like a crazy fan if I said I wanted to pop open each one of those little buttons to reveal the prize inside:) OK Im a crazy fan in love with the man ;)"
- "NO! you'd be crazy if you DIDN'T want to pop open those buttons!"
- "Those button up flies are going to be the death of me!"
E parlando di BUTTONS...parliamo dei buttons dei jeans...si, esatto. Proprio quelli. Tanto per dimostrarvi che  Rob è davvero un ossessione.
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categoria: cinema, film, catene, divino
mercoledì, 20 maggio 2009

Impazzisci e vedi

Per essere visionari bisogna lasciare sfogo alla pazzia. Peccato io abbia troppe cose da fare in questo periodo. Altrimenti impazzirei volentieri.

L'apparizione di un volto e di una fruttiera su una spiaggia - Dalì

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categoria: minimalismi
lunedì, 11 maggio 2009

Qualità

Una volta tanto, vorrei essere in grado di non farmi ossessionare dal tempo. Una volta tanto, vorrei prendermi tutto il tempo che serve e non pensare che è troppo poco o che è troppo tanto. Semplicemente, usare le ore, i giorni, i mesi e persino gli anni per fare qualcosa che desidero e di cui ho bisogno. Non importa quanto ci vorrà o la fatica che costerà, le notti insonni o il sonno leggero...non importa. Il tempo c'è per essere speso. Come il denaro. Sarà forse una metafora agghicciante e cinica, ma questo è: puoi avere tanti soldi e usarli male; puoi avere tanto tempo e lasciartelo sfuggire. Non cambia. A questo punto, è meglio disinteressarsi a questi valori...il soldi non fanno la felicità e avere più tempo non garantisce di essere felici. Non cambia. Il punto è sempre uno: la qualità.
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categoria: divagazioni
sabato, 02 maggio 2009

TWILIGHT SAGA - STEPHENIE MEYER

Nel post precedente avevo accennato al fatto che la lettura di Twilight si era conclusa in otto ore, ma non potevo immaginare che l’ossessione per la storia mi costringesse a leggere i restanti tre libri, per un totale di circa 1400 pagine, in quattro giorni o poco più. È stato incredibile e fastidio provare il desiderio fortissimo di leggere leggere e leggere per scoprire “come va a finire”. Ero completamente rapita da Edward e Bella e dalla loro storia tanto sbagliata e tanto perfetta, dall’amore sconsiderato e quasi morboso che un giorno aveva legato i loro destini senza scampo.

Così, ho letto New Moon, Eclipse e Breaking Dawn quasi d’un fiato dopo aver letto Twilight. Fra i quattro libri, il primo resta il più bello. Coinvolgente e tenerissimo. Per non svelare troppi particolari a chi ancora non ha letto la saga, in questo commento mi limito a fare qualche considerazione di carattere generale sulla storia presa per intero. Onore al merito per la scrittrice Stephanie Meyer che, evidentemente ben indirizzata da manager e quant’altro, ha creato davvero un enorme fenomeno mediatico. I quattro libri insieme fanno circa 1800 pagine, ma sarebbero potute essere di meno, perché a mio avviso alcune parti sono servite solo per aumentare l’attesa verso ciò che tutti i lettori desideravano sapere, e cioè: Edward e Bella resteranno per sempre insieme? A volte pare di si, altre volte di no. Non si capisce. Sei lì, ossessionato, a domandarti come andrà a finire e ti accorgi che l’unico modo per saperlo è arrivare alla fine. La storia è globalmente interessante, attrattiva e adorabile. Il legame fra i personaggi è il centro di tutta l’attività e qualunque evento esterno che tenti di separarli diventa motivo di ansia. Edward e Bella si amano alla follia, ma Bella è umana e per lei il concetto di tempo e spazio è diverso rispetto al concetto che ne ha Edward, immortale e immutabile. Bella non può farsi bastare una vita lunga e felice accanto al suo amato restando umana, perché non sarebbe un amore alla pari. Lei vuole di più. Desidera raggiungere Edward in quell’immutabilità che garantirebbe un amore realmente eterno e, soprattutto, completo. Mi sono domandata, allora, se può esistere davvero un amore talmente grande e perfetto da indurre una persona a rinunciare a tutto senza rimorsi e senza rimpianti. Se esiste davvero un sentimento così puro di adorazione che permetta di vivere in estasi per sempre. Non so darmi risposta, ovviamente.

Posso solo dire che questa saga mi ha fatto piangere, commuovere, ridere, tremare e gioire. C’è tanto in questa storia speciale fra Edward e Bella, persino qualcosa di insospettabile, una sorpresa che lascia senza parole. I punti focali dell’intera vicenda sono pochi e se ne dovessi fare un riassunto sarebbe semplice, questo a confermare che il centro di gravità sono le relazioni fra personaggi e non la trama, la quale, di per sé, non ha note particolarmente originali. Il quarto libro è il più lungo (600 pagine circa) ed è diviso in tre parti: la prima e la terza sono narrate in prima persona dalla voce di Bella (come negli altri libri), la seconda è narrata in prima persona da Jacob (un amico speciale di lei) che introduce un nuovo punto di vista e nuove interessanti considerazioni.

La voce narrante di Bella, comunque, merita un discorso a parte, in quanto la forza di questo personaggio è davvero straordinaria. Leggendo si ha l’impressione di leggere il diario segreto di una ragazza intelligente, matura e sensibile, pronta a sacrificare la vita pur di portare felicità alle persone amate. Bella è un personaggio irripetibile, geniale e comunicativo. Una protagonista con i fiocchi e i controfiocchi. È impossibile non affezionarsi a lei, anche quando diventa petulante o eccessivamente preoccupata per le sorti degli altri, anche quando decide deliberatamente di affrontare pericoli enormi o quando sceglie di fare azioni azzardate pur di avere il suo Edward accanto. È adorabile anche quando, nel quarto libro, sperimenta un nuovo sentimento umano che la metterà in estremo pericolo, un sentimento che non si sarebbe mai aspettata di provare e che, invece, la avvolge nel giro di un istante quando la consapevolezza di non essere più soltanto Bella la raggiunge al centro del cuore. In generale, tutta la storia è filtrata dal suo pensiero e dal suo punto di vista ed è davvero eccezionale entrare nella sua testa sovraccarica di energia e speranza, così come è eccezionale vivere l’amore per Edward assieme a lei, sentendo le sue insicurezze e la sensazione di inadeguatezza rispetto alla bellezza e alla maestosità del ragazzo-vampiro della quale è innamorata. È bello ascoltare le sue reazioni alle parole di lui, ai baci, alle carezze, alle rivelazioni. Bella trasuda emozioni e il lettore può solo lasciarsi inondare. Per me è stato così.

A questo punto, alla fine di tutto, posso concedermi di dare un voto. Complessivo. OTTO E MEZZO. Anche se la storia d’amore merita mezzo punto in più.

Menzione speciale al personaggio di Edward Cullen, il vampiro che legge nel pensiero e si muove velocissimo, che suona il piano forte e conosce tante lingue e che, soprattutto, è bello come un dio greco, perfetto e statuario, col suo sguardo ipnotico e la passione per i puma...Edward è forse il personaggio tecnicamente più banale, ma è anche il personaggio che crea la maggiore dipendenza, soprattutto a noi ragazze abili con la fantasia, perché è straordinario l’amore che prova per Bella. E’, appunto, disumano che qualcuno possa esprimere un sentimento così puro. Bella risveglia in lui la parte più umana del vampiro e lui si lascia trasportare da questa umanità, così tanto da desiderare la morte all’idea di vivere in un mondo senza Bella, così tanto da commettere gli errori che commettono gli uomini, così tanto da soffrire e avere desideri come un uomo.

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