L'unica presenza
William era disteso sul letto grande. Accanto lui sentiva il vuoto. Non gli era necessario guardare, perchè l'assenza poteva sentirla sulla pelle. La notte scorreva lenta e buia, senza luna. Ma per lui non avrebbe fatto differenza. Anche con la luna piena a gettare luce bianca nella stanza, attraverso la finestra, William si sarebbe sentito solo e perso. Ogni giorno scorreva uguale al precedente e non esisteva sollievo, se non nella speranza dell'oblio.
Si voltò lentamente, inutilmente, a guardare il display luminoso della sveglia sul comodino. 2.49. Così dannatamente presto e così dannatamente tardi. Dormire non era possibile. Non dopo l'ennesimo incubo maledetto. Così William restava sveglio, con gli occhi spalancati verso il soffitto, respirando a fondo. Inspirava, espirava. Il suo cuore batteva calmo. 52 battiti al minuto. William aveva imparato a controllarlo, si poteva dire. Era capace di rilassarsi totalmente, restando immobile e fermo come il marmo, mettendo a tacere la mente, sparendo nella sua stessa desolazione. Ma William languiva. Tremendamente. Pensieri che difficilmente permetteva a se stesso di fluttuare liberi iniziarono a insinuarsi ovunque nella sua testa, istigando il suo corpo a reagire. Pensieri di mani e pelle, di labbra e brividi, di lingue e curve. Pensieri d'amore. Sensuali e morbidi. Si sforzò di ricacciarli indietro, ma quel letto vuoto urlava. Le sue braccia vuote urlavano. Le sue labbra secche urlavano. Tutto il suo corpo desiderava. Ardentemente. Non più 52 al minuto. 65 al minuto. 78. 84. 106...L'assenza bruciava come un fuoco dannato. William voleva toccare. Succhiare. Baciare. Spingere. Stringere. Possedere.
Ma l'assenza era l'unica presenza in quel letto freddo e troppo grande. Dalle sue labbra sfuggì un gemito. Di rabbia? Di disgusto? Di sconfitta? Scattò in piedi e furiosamente uscì dalla stanza. Tutto era buio e fermo. Il silenzio ringhiava come un lupo. Senza accendere alcuna luce, William si trascinò fino all'ingresso di casa e si lasciò cadere a peso morto sul divano di velluto a tre piazze. Le luci della strada deserta filtravano dalle finestre, disegnando forme e geometrie impalpabili sul pavimento e sui muri. 77 al minuto. Il battito era ancora accelerato per gli standard di William. La sua mente non si azzittiva. Il dolore non smetteva di pulsare. Il desiderio fisico del possesso fluiva dal cervello a tutto il corpo. William sentiva i muscoli del basso ventre contrarsi brevemente, lanciando brividi lungo tutta la spina dorsale e giù, fino alla punta dei piedi. Non riusciva a calmarsi. E non permetteva a se stesso di lasciarsi andare.
Ma non era solo possesso, per quanto William tentasse continuamente di convincersi del contrario. Non era solo corpo. Non solo sesso. L'assenza significa molto di più. Ed era ben chiaro, perchè fra le immagini frenetiche delle sue fantasie più forti, il desiderio dolcissimo e passionale di un solo, lungo, caldo, amorevole abbraccio lo travolgeva come nessun'altra cosa. Un abbraccio. Dio, quanto desiderava un abbraccio! E avrebbe volentieri fermato il mondo. Il tempo. Tutto. E sarebbe anche potuto morire, finalmente in pace. William era perso nei suoi dolori, nelle sue sfortune. Le circostanze della vita lo avevano reso infelice e fragile, eppure così tanto forte e testardo. Venticinque anni e i suoi occhi raccontavano emozioni che gli occhi di un ottantenne non riuscivano a contenere. Profondi, grandi, verdi come lo smeraldo, venati di grigio. Un grigio chiaro e brillante, che rendeva il suo sguardo quasi disumano, da togliere il fiato. Non esistevano occhi più meravigliosi, più intensi e penetranti. E non esisteva una mente più eccentrica, incasinata e sensuale come quella di William. Non facevo che annegare in quella mente che un fato oscuro aveva legato inesorabilmente alla mia. Non potevo sfuggire e non volevo sfuggire. I pensieri di William erano diventati i miei pensieri. Le sue fantasie, erano diventate le mie. I suoi desideri. Le sue paure. Le sue sporadiche gioie. La sua rabbia violenta.
Tutto di lui faceva parte di me. Lui era dentro di me. E senza saperlo toccava, succhiava, baciava, spingeva, stringeva, possedeva.

(Il Bacio - G. Klimt)





























